Mi rimarrà sempre impressa…

L’ anno scorso ho partecipato ad una vacanza-studio sulle Dolomiti, dove ho conosciuto una ragazza davvero geniale. Confesso di non essermi accorto della sua intelligenza mentre eravamo lì: soltanto quando tornai a casa capii chi avevo incontrato. Digitando il suo nome su Yahoo, infatti, vidi che era arrivata seconda ad un concorso di Matematica, e aveva vinto una prestigiosissima borsa di studio. Purtroppo l’ ho totalmente persa di vista, come tutti i ragazzi fantastici che conobbi là.
Direte giustamente: e a noi che ci frega? Il motivo per cui vi ho parlato di lei é questo: di recente, ha scritto e messo su Internet un testo bellissimo (quasi quanto lei). E’ tutto qua sotto: leggetelo, sono sicuro che lo adorerete.
 
Convivenza interculturale

Cosa ne pensa un occidentale, uno "sviluppato", della convivenza interculturale?

Io mi ero già fatta un’idea di cosa significasse per me convivere, ancor prima di partecipare al progetto intercultura. Fin da piccola sono stata educata a concepire la diversità come un arricchimento. Potersi confrontare con culture anche molto lontane dalla nostra ha il positivo risultato di farci conoscere altri stili di vita e altri modi di pensare che potremmo apprezzare ancor più dei nostri. Sicuramente, e me ne sono resa conta fin da subito, questo confronto deve presupporre un approccio volenteroso da entrambe le parti: non tutti gli aspetti dell’altra cultura ci potranno essere congeniali, troveremo sicuramente qualcosa che ci dia un po’ fastidio, ma la convivenza sta proprio nel riuscire a far passare in secondo piano alcuni aspetti per concentrarci su quelli positivi e basare su questi ultimi un rapporto costruttivo. È la stessa cosa che accade quando due persone decidono di sposarsi, non credo che queste amino ogni sfumatura del carattere dell’altro, ma per amore sono in grado di sorvolare sui difetti, concentrandosi sul loro lato migliore.

Durante il laboratorio di intercultura ho potuto esporre queste mie idee e confrontarle con quelle di altri ragazzi miei coetanei, sia italiani sia stranieri. Attraverso questo confronto ho potuto piacevolmente constatare che molti altri ragazzi italiani la pensano come me, il che è un bene dato che viviamo in una società "interculturale". Ciò che mi ha fatto più piacere conoscere sono state le sensazioni, i pensieri e i timori dei ragazzi stranieri che vengono in Italia. Avete presente quando iniziate una nuova scuola o entrate in una nuova squadra sportiva e avete paura di cosa gli altri pensano di voi, di fare bella impressione, di non riuscire a integrarvi nel gruppo? Ecco, aggiungete a questo un po’ di pregiudizio negativo nei vostri confronti e l’impossibilità di comunicare con gli altri e di esprimere i vostri pensieri. Questo è ciò che devono affrontare molti degli stranieri che arrivano in Italia. Venire a conoscenza di ciò mi ha fatto riflettere su quanto un nostro gesto, seppur piccolo, possa davvero essere loro d’aiuto. Cose che noi non riteniamo importanti, come una parola di benvenuto, un invito ad aggregarsi a una conversazione, possono davvero farli sentire un po’ di più come a casa.

Durante gli incontri, leggendo saggi di autori come Umberto Eco piuttosto che Romanus Otte, ho potuto riflettere riguardo ad alcuni problemi che non avevo mai preso in considerazione. Per esempio parlando di tolleranza e convivenza ho sempre pensato a come noi italiani dobbiamo comportarci nei confronti degli stranieri, ma non mi sono mai preoccupata del fatto che spesso sono gli stranieri a non essere tolleranti nei nostri confronti, sia nel nostro paese che nel loro. Poi ho letto un passo di Eco che trattava di questo problema. Giustamente Eco dice che loro "a Kabul mettono in prigione i propagandisti cristiani. Se lo facessimo diventeremmo talebani anche noi". Noi non ci dobbiamo preoccupare di cosa fanno negli altri paesi o cosa fanno le altre persone. Una cattiva azione non diventa migliore perché la compie anche qualcun altro. Questa non può essere una giustificazione alla non tolleranza. Noi iniziamo a comportarci con fratellanza e tolleranza, perché è giusto così, perché questa è la convivenza. E dove regna la convivenza regnano la pace e il benessere. Otte parla di società aperta, leggi, istituzioni, ma la convivenza è delle persone. Possiamo fare tutte le leggi che vogliamo, ma se non sono le persone a tendere la mano agli stranieri non ci può essere convivenza.

La convivenza deve nascere dal basso, da noi ragazzi. Convivenza significa non riconoscere più nell’altro uno straniero, ma piuttosto qualcuno che può darci qualcosa di nuovo, che può arricchirci, qualcuno che può farci crescere. Insomma, aiutando gli altri aiuteremo noi stessi!

 
Ci sono dei punti che mi lasciano perplesso, altri che mi trovano del tutto contrario, altri ancora un po’ retorici (l’ idea della "diversità come arricchimento" l’ avrò sentita almeno 100 volte), ma nel complesso penso che la sua riflessione sia non solo bella e profonda, ma anche istruttiva. E’ per questo che ve l’ ho segnalata. E voi, che ne pensate?
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2 risposte a Mi rimarrà sempre impressa…

  1. dr.hazamakuroo ha detto:

    -Torna al tuo paese sei diverso!
    -Impossibile: vengo dall’Universo.

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