L’ aria che respiro

Negli ultimi anni ho visto molti film che, pur essendo di buona o addirittura ottima qualità, sono stati un fallimento dal punto di vista economico. In alcuni casi é stata colpa del pubblico: il film era uscito in un buon numero di cinema, ma é stato ingiustamente snobbato. In altri casi, invece, il film ha fatto flop perché ai piani alti c’é stato chi ha fatto di tutto perché andasse così. Il caso più clamoroso, che include tutte le possibili forme di boicottaggio, é “The air I breathe”. La scelta economicamente più logica sarebbe stata tradurlo “L’ aria che respiro”, dato che il titolo originale é di difficile pronuncia: del resto, chi andrebbe a vedere un film di cui non sa nemmeno pronunciare il nome? Già la mancata traduzione del titolo é quindi una prima, sottile forma di ostruzionismo. Passiamo alla data di uscita. Venne distribuito a inizio Settembre: un periodo in cui ci si gode gli ultimi soli estivi, e quindi si ha poca voglia di chiudersi in un cinema. Se anche si decide di farlo, il pubblico opta per una commedia spensierata (il famoso “cine-cocomero”), non per un thriller come “The air I breathe”. Anche in questo caso, si tratta di un autogol così evidente da apparire volontario, studiato. La ciliegina sulla torta é la distribuzione: non ricordo come andò nel resto d’ Italia, ma nella mia città venne proiettato da un solo cinema, dove peraltro il film venne piazzato in sala 5. Un fatto quantomeno sospetto: in sala 4 e 5 normalmente vengono relegati i film vecchi di settimane, quelli freschi di uscita almeno la sala 3 riescono a strapparla. Come vedete le anomalie sono troppe per far pensare ad una serie di coincidenze: 3 indizi fanno una prova. Il film doveva andare male, a tutti i costi. Si sono messi di traverso tutti, dal grande distributore al piccolo proprietario di una multisala. Viene spontaneo domandarsi cui prodest? Chi ne beneficia? Non avendo trovato una spiegazione plausibile, vi lascio con questo quesito.

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