Dal libro al film e ritorno

Bret Easton Ellis é un tipico scrittore americano. In primis perché tratta con uno stile cinico al massimo di temi sgradevoli come l’ autodistruzione, l’ assenza di valori e l’ infantilismo tipico della società di massa. Assomiglia in questo ad altri autori statunitensi come Philip Roth e Joyce Carol Oates. In secondo luogo perché i suoi libri sembrano pensati per il cinema, sono già una prima bozza di sceneggiatura: i dialoghi in particolare sono perfetti per un film, brevi, concisi ma sufficienti per inquadrare subito il personaggio che li pronuncia. Naturalmente Hollywood si é accorta molto presto che i testi di Ellis erano una potenziale miniera d’ oro, ma c’era un problema: come rendere appetibili per un vasto pubblico delle storie come le sue? Il cinema americano ha una legislatura non scritta molto precisa: ad uno sbaglio corrisponde una pena, il giusto alla fine riesce a spuntarla e il cattivo si redime o viene punito. Certo, da “Pulp fiction” in poi abbiamo assistito ad un allentamento di questo codice, del tutto incompatibile con lo stile di Ellis: tuttavia va precisato che si tratta di eccezioni, la mentalità dominante é ancora un’ altra. Così anche il testo di Ellis venne censurato: il suo “Meno di zero” fu stravolto dal buonismo di Hollywood, che lo trasformò in un film, “Al di là di tutti i limiti”, che sta al libro come Mister Bean sta a Winston Churchill. E’ andata molto meglio con “Le regole dell’ attrazione”: l’ etica (o meglio, la mancanza di etica) del libro é stata conservata, anche se lo sceneggiatore (non a caso lo stesso di “Pulp fiction”) ha voluto metterci troppo del suo, complicando inutilmente una trama che era già perfetta così com’ era. In entrambi i casi, comunque, il film lascia l’ amara sensazione di un’ occasione, se non sprecata, quantomeno non sfruttata al massimo. Ma Ellis si é preso una parziale rivincita. Il suo ultimo libro, “Imperial bedrooms”, é una feroce caricatura del mondo hollywoodiano, del quale Ellis sviscera tutti i lati più squallidi, sordidi e degradanti. Eppure la lettura é comunque piacevolissima. Ellis scrive così bene, ha un talento così unico da riuscire a catturare il lettore sempre, ad ogni pagina, di qualsiasi argomento si parli. Mettete Ellis a scrivere un libro di scienze naturali, e lui lo trasformerà in un best seller. E’ il re Mida della letteratura americana, uno dei gioielli più preziosi della narrativa moderna. Così é come se la lettura di ogni suo libro procedesse su un doppio binario: da un lato il disgusto per le vicende che vengono raccontate, dall’ altro il piacere di una lettura densa di humour nero, di trovate fulminanti, di cinismo così assoluto da diventare comico. Vi é mai capitato di leggere un libro, o vedere un film, dove coesistessero con tanto equilibrio la bellezza e l’ inferno?

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6 risposte a Dal libro al film e ritorno

  1. The Awesome ha detto:

    Spot on! Ellis is great. It’s his way of making very ugly things very entertaining that appeals to me. I think American Psycho is the perfect example of this. Have you read Chuck Palahniuk? His work has a simillar flavor.

    • wwayne ha detto:

      I never read a Palahniuk’s novel, but your statement that he and Ellis have a simillar flavor is more than enough to make me consider trying one of his novels.
      A few months after writing this post about Ellis, I started reading western novels, and since then I’ve been reading a lot of them. You may think they are boredom at its purest form, but I assure you that, generally speaking, they have a very intriguing plot. For example, “Gun Smoke at Dawn” by Norman A. Fox and “Night of the Gunmen” by Steven C. Lawrence definitely are among the most thrilling novels I’ve ever read. But, if you ever decide to read a western novel, the ideal starting point would be “From Where the Sun Now Stands” by Will Henry. It is one of my favorite novels, along with “The Power of the Dog” by Don Winslow. Thank you very much for passing by and for your recommendation! : )

  2. Una lettrice ha detto:

    non sono completamente d’accordo con quanto scrivi. Ma già lo sai perché hai letto il mio post su American Psycho 🙂 http://unalettricedotcom.wordpress.com/2013/10/07/il-libro-che-meglio-ha-descritto-quellallucinazione-collettiva-che-e-il-consumismo/

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