Andare controcorrente

00d/14/koal/14504/05

Una coppia sposata, i Torrance, gestisce un negozio di abbigliamento in un paesino di campagna. Tra loro ci sono dei problemi, ma Lady Torrance ha una tale forza d’animo che riesce a tirare avanti nonostante tutto.
Questa situazione di precario equilibrio viene rotta dall’arrivo in paese di un vagabondo, Val. E’ bello come il sole, suona la chitarra e dice cose profonde e poetiche ogni volta che apre bocca: ovviamente le donne di tutto il paese perdono la testa per lui. Val viene assunto come commesso proprio nel negozio di Lady Torrance: giorno dopo giorno i due diventano sempre più intimi, e il marito non può farci niente, perché è bloccato a letto dalla sua salute malferma.
Con il passare del tempo i due amanti cominciano a frequentarsi in maniera sempre più disinvolta: la loro relazione diventa di dominio pubblico, e questo suscita scandalo in tutto il paese. Siamo negli anni 50, quando era indecente perfino portare la gonna sopra il ginocchio, figuriamoci farsi vedere in giro con il proprio amante.
Lo sceriffo, indignato dall’immoralità di questo rapporto, intima a Val di andarsene dal paese entro 24 ore, o sarà lui a cacciarlo con la forza.
Ci aspetteremmo che Val combatta per difendere il proprio amore, che decida di andare contro il mondo intero per restare insieme alla sua donna: lui invece, con inspiegabile arrendevolezza, accetta l’ordine e comincia a preparare le valigie. Ha quantomeno la correttezza di andare da Lady Torrance e avvisarla prima di partire: nel corso di quest’ultimo incontro la tensione latente tra lui, la donna e il marito esplode in tutta la sua violenza, dando il via ad una serie di colpi di scena che non riassumo per ovvi motivi.
Pelle di serpente è un film scomodo. Da un lato ti mostra il sentimento più bello che ci possa essere, l’amore, portandoti a guardare con solidarietà ai personaggi che lo vivono; dall’altro ti fa sentire colpevole per questa tua benevolenza, perché ti ricorda di continuo che si tratta di un legame impuro, per il quale dovresti provare tutto fuorché simpatia.
E’ anche un film dal ritmo altalenante: ad una prima parte molto lenta, in cui non succede quasi niente, fa seguito una seconda parte in cui la storia comincia a decollare, fino alla scena finale in cui si tirano le fila e il destino di ciascun personaggio si compie.
Di solito vi propongo film edificanti, che al termine della visione lasciano un senso di soddisfazione e di benessere, al di là del fatto che il finale sia positivo o negativo. Pelle di serpente, come tutti i film scomodi, non provoca niente di tutto questo; tuttavia, si lascia apprezzare per diversi motivi.
In primo luogo, ritrae in modo magistrale la tendenza di chi abita nei piccoli paesi a giudicare, spettegolare e intervenire pesantemente ogni qualvolta si trova di fronte ad un comportamento che devia dalla morale comune. Abitare in un paesino è come vivere nel Grande Fratello: tutti ti guardano, ti ascoltano e discutono del tuo privato come se fosse una faccenda pubblica. Anzi, possiamo tranquillamente dire che in realtà come queste il privato non esiste.
Inoltre, fa capire in modo molto chiaro quanto sia pericoloso l’anticonformismo. Val ha dei comportamenti che la comunità non riesce ad accettare: non solo perché frequenta una donna sposata, ma anche perché parla in modo poetico, si porta sempre appresso la sua chitarra e indossa una giacca di pelle di serpente. Questi dettagli in alcuni suscitano curiosità e fascino, ma in altri vengono percepiti come segnali inquietanti, sintomi di pazzia, stranezze inammissibili. Pelle di serpente è quindi un film che parla della tendenza a discriminare il diverso: si tratta di un problema irrisolvibile, perché mille leggi sui diritti civili non riusciranno mai ad estirpare la reazione ostile che molti istintivamente hanno quando entrano in contatto con qualcosa o qualcuno che esce dai loro schemi.
Infine, ha nei ruoli principali due attori come Marlon Brando e Anna Magnani, entrambi in dei ruoli perfetti per loro: il bello e dannato e la donna tormentata dai sensi di colpa.
Lo consiglio a chiunque abbia voglia di un film che fa riflettere su noi stessi e sugli altri, coinvolgendoti sia con la testa che con il cuore: se deciderete di vederlo, anche se non vi sarà piaciuto ci penserete sopra per giorni, e vi resterà dentro per sempre.

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42 risposte a Andare controcorrente

  1. Man from Mars ha detto:

    Un po’ come Chocolat all’arrivo dei gitani che vivono sulle barche, con la differenza (un approccio più “moderno”) che alla fine la comunità gretta e bacchettona si scioglie ed accetta la diversità.
    (Ah, quindi fai anche le retrospettive 😉 )

    • wwayne ha detto:

      Mentre rileggevo il post mi è venuto in mente che la trama assomiglia anche a “I ponti di Madison County.” Con la differenza che lì non c’era la gente del paese a mormorare, e neanche il marito ad assistere impotente.
      Chocolat mi manca, ma di Lasse Hallström ho visto:

      Buon compleanno mr Grape
      Le regole della casa del sidro
      Casanova

      I primi due mi sono piaciuti, ma non mi hanno fatto impazzire; il terzo invece è proprio un ottimo film, te lo raccomando ad occhi chiusi se non l’hai già visto.
      Per quanto riguarda invece Johnny Depp, ho visto:

      Edward mani di forbice
      Buon compleanno mr Grape
      Ed Wood
      Donnie Brasco
      Paura e delirio a Las Vegas
      La fabbrica di cioccolato
      Alice in Wonderland

      Edward mani di forbice è quello che mi è piaciuto di più; molto bello anche Donnie Brasco. La migliore performance di Depp, però, è quella ne La fabbrica di cioccolato. Grazie per il commento! : )

      • Man from Mars ha detto:

        Il tema della comunità chiusa evidentemente funziona bene e si presta a parecchi adattamenti (roba da tvtropes.org).
        Dei film che citi me ne mancano vari. Soprattutto mi incuriosisce vedere Ed Wood.
        Donnie Brasco molto bello, pieno di tensione, Paura e delirio rispetta il titolo, mi aspettavo di più ma non è male. La fabbrica di cioccolato ed in parte anche Alice non mi sono piaciuti ma è sicuramente colpa della mia idiosincrasia per cover, remix e affini.

      • wwayne ha detto:

        Anch’io mi aspettavo di più da Paura e delirio a Las Vegas: ci sono 4 o 5 scene di divertimento allo stato puro, ma anche tanti momenti di noia assoluta. In effetti quel film è la perfetta traduzione cinematografica delle sensazioni di un drogato, che alterna i momenti di high con quelli di down. Lì però ci sono un po’ troppi down.
        Anch’io in linea di massima sono contrario ai remake, come puoi dedurre da questo mio vecchio post: https://wwayne.wordpress.com/2011/03/04/rifacciamolo/.
        Per quanto riguarda Ed Wood, DEVI VEDERLO. E’ senza dubbio uno dei film più folli che abbia mai visto, e mi è piaciuto davvero tanto. A presto! : )

  2. loscalzo1979 ha detto:

    Ricordo di averlo visto qualche tempo fa su Rai3.

    Molto bello, probabilmente uno dei film più belli della Magnani nel suo periodo americano.

    • wwayne ha detto:

      Mi fa molto piacere che tu condivida il mio giudizio positivo sul film. Sai che questa era la prima volta che vedevo un film con la Magnani? Di Marlon Brando invece oltre a Pelle di serpente ho visto:

      I due volti della vendetta
      Il padrino
      Superman
      Apocalypse Now
      L’isola perduta

      Nella loro diversità sono tutti degli ottimi film. Grazie per il commento! : )

      • loscalzo1979 ha detto:

        Brando è un assoluto gigante, a parte qualche ultimo ruolo di fine carriera decisamente che si poteva evitare, quasi tutti i film da lui interpretati sono perfomance a 5 stelle.

        Personalmente ti consiglio anche la visione di Queimada di Pontecorvo, a me piaciuto molto e il misconosciuto I Morituri del 1965, un combat movie interessante, trama semplice ma con una bella perfomance di Brando.

        Come Brando in un ruolo leggero ho apprezzato anche Don Juan de Marco con un giovin Depp, una commedia molto onirica e divertente

      • wwayne ha detto:

        Di Brando ho in programma di guardare anche:

        Giulio Cesare (perché sono un classicista)
        Un tram che si chiama desiderio (perché adoro Tennessee Williams)
        Fronte del porto + Viva Zapata! (perché Elia Kazan ci ha regalato uno dei film più belli nella storia del cinema, Un volto nella folla, e vorrei conoscere meglio la sua filmografia)

        Grazie mille per i suggerimenti, e complimenti per la tua cultura cinematografica! : )

  3. francescosantoleri ha detto:

    Grande film, ti chiedo un favore vorrei vedere saving mister bank come lo vedi? potresti fare un articolo?

  4. Rita G. ha detto:

    Il personaggio di Val (Marlon Brando) è l’elemento estraneo che scuote la vita e le vite, il moralismo, le situazioni stagnanti, i pregiudizi. Non sarà mai più nulla come prima. Un bel ruolo e bellissime interpretazioni dei protagonisti.

  5. vadana33 ha detto:

    Ah che bello.Mi hai fatto tornare indietro,quando da ragazza guardavo dei film del genere e sognavo di essere la protagonista!

  6. emma york ha detto:

    Ti dico solo che Marlon Brando é uno dei miei attori preferiti, non solo per come recita ma per la sua personalita’magnetica e mai scontata anche lontano dal grande schermo. Lietissima di vedere che analizzi film e attori del vecchio cinema spesso dimenticati o scavalcati da molti.complimenti!

    • wwayne ha detto:

      Mi fa molto piacere che tu apprezzi il mio tentativo di riportare sotto i riflettori il vecchio cinema. Hai perfettamente ragione riguardo al magnetismo di Marlon Brando: tra i suoi film che ho visto, quello in cui questa qualità emerge in modo più evidente è “I due volti della vendetta”, che tra l’altro è anche il suo unico film da regista. Grazie mille per i complimenti e per il commento! : )

  7. DolciSalati ha detto:

    Un film che va assoutamente visto. Grazie per avercelo presentato, lo guarderò con estrema curiosità.

  8. Alessandro Greco ha detto:

    Secondo me sono proprio i due attori poco adatti a coesistere, troppo importanti e con una recitazione troppo autoritaria per rappresentare una piece teatrale. Poi un regista come per un regista come Lumet che ha bisogno di attori che lo seguano per creare atmosfere come si può vedere in Parola ai Giurati e L’Uomo del banco dei pegni. Se poi si considera che il testo è di Tennessee Williams, autore da relazioni forti, che ha scritto la Rosa Tatuata 1955 (3 Oscar 1 alla Magnani) e Un tram che si chiama desiderio (4 Oscar 1951). Probabilmente il cast era costruito per cercare solo nel 1959. Secondo me hai ragione quando parli di un film che non provoca niente di quello che ti aspetti.

  9. Molto interessante. Ma non avendolo visto, per il momento non mi posso esprimere.

  10. Diane Bonjour ha detto:

    E si …rimane dentro per sempre…

  11. grazielladigiorgio ha detto:

    Il film non l’ho visto. Penso che bisogna imparare a non cadere vittima della tentazione di cedere al pettegolezzo e alla stigmatizzazione nei confronti del “diverso”. Non siamo più negli anni ’50, siamo nel 2017. E poi basta con i pettegolezzi nelle cittadine dove “il privato” non esiste. E se spettegolano su di noi, beh, impariamo a fregarcene.

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