Noi due

In tutti i gruppi c’è almeno un ragazzo più festaiolo del normale. E’ quel tipo che non manca a un aperitivo neanche se lo fissano a 50 km da casa sua, ha sempre una birra in mano (e altre 5 pronte all’uso), se lo inviti a una festa in piscina ci si butta vestito, e spesso si sveglia dopo una notte di bagordi senza avere la più pallida idea né di dov’è né di come ci è finito. Non è quasi mai un cattivo ragazzo, ma semplicemente uno a cui piace vivere con il piede sempre schiacciato sull’acceleratore. Un mio carissimo amico ha vissuto in questo modo per anni interi: adesso ha messo la testa a posto e ha aperto una macelleria, ma non è passato molto tempo da quando faceva questa vita spericolata.
Anche Ludovica ha un’amica così: è la sua storica compagna di banco del liceo, Caterina, con la quale è rimasta in contatto anche dopo aver finito le superiori. Se Caterina presenta tutte le caratteristiche che vi ho elencato prima, Ludovica invece è la classica ragazza posata, equilibrata, metodica, la cui vita non ha mai una virgola fuori posto o un passaggio non programmato. Nonostante le differenze tra di loro Ludovica e Caterina sono unitissime, e lo restano anche quando accadono delle peripezie che metterebbero a dura prova anche la più solida delle amicizie. Come avrete intuito, Ci vediamo un giorno di questi di Federica Bosco si focalizza soprattutto sul loro legame unico, ma ci sono almeno altri due punti di forza:

– Le peripezie di cui vi parlavo prima, che arrivano sempre totalmente inaspettate e sbalordiscono il lettore più e più volte nel corso del libro;
– I personaggi di contorno, che rimangono sempre in secondo piano rispetto alle due protagoniste, ma sono così interessanti e divertenti che meriterebbero un libro tutto per loro.

Ho comprato questo romanzo soprattutto perché era ambientato in Liguria, e quindi speravo che mi aiutasse a lenire la nostalgia che provo per questa bellissima regione: ci è riuscito in pieno, perché nomina tanti posti che mi porterò nel cuore per sempre. E lo stesso vale per questo splendido libro.

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I 10 film più belli consigliati da Lapinsù

Io e Lapinsù (ce piacerebbe…)

Questo mese il mio blog compie 10 anni. Avrei potuto festeggiare il lieto evento con un post autocelebrativo, invece preferisco spostare i riflettori su un blogger molto più bravo di me: Lapinsù. Ecco i 10 film più belli che ho scoperto grazie a lui.

10) Terapia d’urto: Adam Sandler è una delle grandi passioni di Lapinsù. Probabilmente, se potesse scegliere tra cenare con lui o con Kate Upton, prenderebbe il primo senza neanche pensarci troppo. Io invece lo conosco pochissimo, ma in questo film mi ha fatto spanciare dalle risate.

9) Killing me softly: Io e Lapinsù abbiamo gli stessi gusti non solo in fatto di cinema, ma anche in fatto di donne. Heather Graham in particolare è un’attrice per cui stravediamo entrambi: di conseguenza, quando mi ha detto che questo era il suo film più scollacciato, mi sono fiondato a vederlo alla velocità della luce. Killing me softly ha anche una bella trama, ma ero così distratto dalle grazie di Heather Graham che me ne sono accorto solo la seconda volta che l’ho visto.

8) Lo stagista inaspettato: Lapinsù non ama soltanto le bellezze esagerate e appariscenti: come me, si lascia irretire anche dalle ragazze della porta accanto, quelle che ti fanno sciogliere come un ghiacciolo con la loro irresistibile dolcezza. Anne Hathaway è forse l’attrice più bella al mondo ad avere questo profilo, e quindi Lapinsù si guarda per principio tutti i suoi film. Compreso questo, che anch’io ho apprezzato così tanto da dedicargli un post.

7) The Nice Guys: Io e Lapinsù siamo entrambi cresciuti con i buddy movies. Nei film di questo genere c’erano due uomini (quasi sempre dei poliziotti) totalmente opposti tra loro: i due erano costretti a lavorare insieme per un breve periodo, durante il quale prima si odiavano, poi sviluppavano un certo feeling e alla fine si volevano bene come fratelli. Erano film in cui c’era la giusta dose di tutto: azione e comicità, botte e buoni sentimenti. Di recente i buddy movies sono tornati alla ribalta, e The Nice Guys è senza dubbio il film simbolo di questa rinascita: ha fatto flop al botteghino, ma ha fatto centro nei nostri cuori.

6) Nonno scatenato: Per alcuni questo film è la prova definitiva del declino di Robert De Niro: a molti infatti è sembrato inaccettabile che lui sprecasse il suo tempo e il suo talento in un film così dichiaratamente demenziale. Secondo me e Lapinsù invece il buon Robert ha preso un’ottima decisione: magari Nonno scatenato sfigura rispetto ai film che ha fatto con Martin Scorsese e Sergio Leone, ma nella sua voluta ignoranza riesce a far ridere fino alle lacrime. Il classico guilty pleasure.

5) Edge of Tomorrow: Tom Cruise fa sempre lo stesso ruolo da vent’anni: l’eroe che salva il mondo. La ripetitività dei suoi film, unita alla scarsa simpatia (eufemismo) dell’attore, mi ha indotto a evitare praticamente tutto ciò che ha fatto da Mission Impossible in poi. In questo caso ho fatto un’eccezione, perché Lapinsù l’aveva inserito addirittura tra i migliori film del 2014: non aveva esagerato.

4) Accident Man: Nella maggior parte dei film d’azione, la sceneggiatura è un mero pretesto per dare al protagonista l’occasione di fare l’eroe che spara – mena – ammazza e già che c’è si carica in spalla anche una damigella in pericolo. Poi capitano degli action movies come Accident Man, dove la sceneggiatura è molto più intelligente, curata e riuscita di tanti presunti film d’autore.

3) Ex machina: Non amo molto la fantascienza: per questo motivo, ho accettato di vedere questo film soltanto dopo che Lapinsù me l’ha consigliato almeno una decina di volte. Ebbene, ammetto che la mia titubanza era del tutto ingiustificata: Ex machina è uno di quei film fatti così bene da riuscire ad andare oltre il loro target, attirando anche degli spettatori che di norma la fantascienza non la considerano neanche di striscio.

2) Annientamento: Il regista è lo stesso di Ex machina, e il genere è sempre la fantascienza; tuttavia le somiglianze si fermano qui, perché Annientamento ha una trama, un’ambientazione e dei temi di fondo molto diversi. Anzi, in realtà un’altra analogia c’è: entrambi i film sono di una bellezza sconfinata, e ti rimangono in testa per giorni dopo che li hai visti.

1) Bleed – Più forte del destino: Sapevo che mi sarebbe piaciuto, perché quello tra il cinema e il pugilato è davvero il matrimonio perfetto; tuttavia, mai avrei immaginato di trovarmi davanti una simile perla.
A rendere Bleed così piacevole non è soltanto il grintosissimo protagonista (che da solo sarebbe bastato e avanzato per fare un grande film), ma anche i personaggi di contorno, che sono uno più interessante dell’altro. Su tutti spiccano i suoi genitori: il padre in particolare ha un carisma unico, è il classico comprimario che finisce per surclassare il protagonista.

E voi? Quali sono i migliori film che avete visto grazie al consiglio di un blogger o di un amico?

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Niente può fermarci

Quando penso alla mia infanzia, tutti i miei ricordi più belli sono legati alle mie vacanze estive in Romagna. Ricordo ogni minimo particolare delle giornate che ho passato lì: le mattine in cui mi svegliavo presto, e aspettavo con impazienza che si alzassero anche i miei genitori per andare sotto l’ombrellone; i pomeriggi trascorsi a passeggiare senza mai allontanarsi troppo dalla spiaggia, perché altrimenti non avrei più sentito l’odore del mare; le serate in cui mi meravigliavo ogni volta di quanto fosse vitale la Romagna, una terra in cui la notte era uguale al giorno, e anzi di notte le persone sembravano perfino più allegre.
Uno in particolare era il mio momento preferito: la pausa lettura. I miei genitori mi facevano pranzare all’una, e ovviamente mi impedivano di fare il bagno fino alle quattro: così avevo 3 ore da dedicare a quello che è tuttora il mio passatempo preferito, i fumetti. Fu grazie a quelle giornate romagnole che mi innamorai dei supereroi Marvel, molti anni prima che li scoprisse anche il resto del mondo: sembra incredibile, ma a quei tempi nessuno sapeva chi era Black Panther, e perfino Iron Man era un personaggio di nicchia.
Un’altra folgorazione arrivò quando lessi il mio primo Diabolik: per la prima volta scoprii che si può tifare anche per il cattivo, che il villain non è sempre un odioso malfattore da detestare, ma anzi può perfino risultare simpatico. Anche se, va detto, neanche al suo meglio Diabolik risulta simpatico quanto gli squinternati protagonisti de La truffa dei Logan.
Questo film ruota attorno a 3 fratelli: Jimmy, Clyde e Mellie. Il primo è stato licenziato per questioni burocratiche, il secondo è un militare in congedo e la terza è insoddisfatta del proprio lavoro come parrucchiera. Tutti e 3 sentono il bisogno di cambiare in meglio la propria vita, e Jimmy ha un’ideuzza niente male per svoltare: organizzare una rapina al circuito automobilistico di Charlotte, North Carolina. E ovviamente questa rapina non dovrà avvenire in un fine settimana qualunque: i 3 hanno scelto di fare il colpo durante l’evento più danaroso dell’anno, la Coca Cola 600 Motor Race.
Se nel primo tempo La truffa dei Logan bada soprattutto a presentarci i personaggi (che sono uno più figo dell’altro), nel secondo si concentra soprattutto sulla rapina, ed è qui che il film dà il meglio di sé: i colpi di scena si susseguono ad un ritmo forsennato, e lo spettatore rimane a bocca aperta più e più volte, perché la sceneggiatura ha delle trovate davvero geniali ed imprevedibili.
Sono andato a vedere questo film per puri motivi ormonali: nel cast c’era Hilary Swank, la cui bellezza mi fa sciogliere le ginocchia soltanto a pensarci. Qui interpreta una detective intelligentissima, un ispettore Ginko in gonnella che con il suo intuito rischia seriamente di rovinare i piani dei protagonisti. Chi avrà la meglio, la mia Hilary o i simpaticissimi fratelli Logan? Non posso dirvelo, naturalmente. Posso solo consigliarvi di vedere La truffa dei Logan: ne sarete deliziati.

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I 10 film che ho visto con quattro gatti, vol. 2

Quando vado al cinema, la prima cosa che faccio appena entro in sala è contare il numero degli spettatori. Lo faccio nella convinzione che la gente non è stupida, e quindi più la sala è affollata, più è probabile che il film sia di buona qualità.
Questa mia teoria è stata smentita innumerevoli volte. A vedere The Master eravamo un centinaio, ma faceva schifo; a vedere Ipotesi di reato eravamo in due, ma era un bel film. In linea generale, però, il ragionamento funziona.
Essendo un cinefilo accanito, mi è capitato molte volte di vedere un film in un cinema quasi deserto: non a caso tempo fa scrissi un post sull’argomento, in cui elencavo tutti i film che avevo visto con meno di 10 persone in sala. Nei 2 anni passati da quel post mi è capitato con altri 10 film: ecco quali.

10) Split (9 spettatori): Quest’ottimo film ha rilanciato la carriera di Shyamalan, che prima di girarlo veniva da una serie di flop troppo grossi per essere veri. Purtroppo però molti spettatori, influenzati da quei film deludenti, hanno deciso di non seguirlo più: credo che sia questo il motivo per cui eravamo così pochi a vedere Split.

9) Spider – Man: Homecoming (9 spettatori): Un altro ottimo film, uno dei cinecomics più originali degli ultimi anni. Purtroppo fu penalizzato da una distribuzione sciagurata, che lo portò in sala quando molti italiani erano già al mare.

8) La legge della notte (7 spettatori): Negli ultimi anni ci sono stati diversi tentativi di resuscitare il noir anni 40: da allora i gusti del pubblico sono un po’ cambiati, e quindi queste operazioni nostalgia hanno spesso fallito al botteghino. La legge della notte non fa eccezione, ed è un vero peccato, perché con questo film Ben Affleck ha confermato di essere un regista straordinario.

7) Cane mangia cane (6 spettatori): L’ennesima brutta pagina nella carriera di Nicolas Cage, che come molti suoi colleghi (Bruce Willis su tutti) ormai accetta qualsiasi parte pur di tirar su due spicci. Forse non aveva tutti i torti chi voleva organizzare una colletta per aiutarlo.

6) Atomica bionda (5 spettatori): Vidi questo film in Alto Adige, dove l’italiano è praticamente una seconda lingua. Di conseguenza, nel cinema dove andai i film in tedesco facevano il pienone, quelli in italiano li guardavano solo 4 o 5 turisti. Tra cui io. : )

5) Tutti vogliono qualcosa (5 spettatori): Com’è noto, Linklater è un regista a cui interessa più creare un’atmosfera che raccontare una storia. E infatti questo film, a parte l’ultima mezz’ora, non è altro che un’accozzaglia di scene in cui i personaggi se la spassano. Scene divertenti e ben girate, per carità, ma che non riescono a mascherare una sceneggiatura senza sostanza. Soltanto verso la fine, appunto, un po’ di sostanza emerge. Evidentemente per gli spettatori non è stato abbastanza, perché Tutti vogliono qualcosa è stato un superflop.

4) L’eccezione alla regola (5 spettatori): Anche questo film è stato azzoppato dal regista (Warren Beatty), che ha uno stile decisamente all’antica. Per me che adoro il vecchio cinema questo è un pregio, per il resto del mondo evidentemente è un grosso difetto.

3) Il mio nome è Thomas (5 spettatori): Quando il pubblico può godersi Terence Hill gratis (nei panni di Don Matteo), a vederlo ci sono oltre 6 milioni di spettatori. Quando invece c’è da pagare il biglietto del cinema, soltanto i suoi fan più accaniti sono disposti ad aprire il portafogli. Questo film è l’ennesima dimostrazione che il pubblico della tv e quello del cinema non sono sovrapponibili.

2) L’isola dei cani (4 spettatori): Il pubblico dei film d’animazione è formato al 90% da bambini: di conseguenza, se fai un film d’animazione troppo adulto per loro, il flop è inevitabile. Anche se ti chiami Wes Anderson.

1) Go with me (3 spettatori): Questo film l’ho visto in un cinema davvero particolare: in sala ci sono tavoli e sedie come al ristorante, ti portano le ordinazioni prima dell’inizio e così puoi cenare mentre guardi il film. Qui potete vedere una foto della sala. Go with me non era granché, ma in un contesto del genere anche un film insipido si lascia guardare con piacere.

Cosa ne pensate dei film che ho elencato? E soprattutto, quali sono i film che voi avete visto con quattro gatti?

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Una serie completamente folle

I film di fantascienza degli anni 80 erano una vera figata. A renderli unici e immediatamente riconoscibili contribuivano vari elementi:

– erano ambientati quasi tutti in un futuro post – apocalittico, con delle città in rovina che sorgevano in mezzo a deserti aridi e secchi;
– a parte i protagonisti (che erano belli come il sole), tutte le persone che ci abitavano avevano subito innesti robotici o mutazioni genetiche, che risultavano più o meno spaventose a seconda dell’abilità del truccatore;
– a comandare queste persone geneticamente modificate c’era sempre un regime totalitario, comandato da un dittatore che governava i suoi sudditi in modo dispotico e crudele. La missione del protagonista era proprio quella di rovesciare il dittatore, o morire provandoci.

Il capolavoro assoluto di quella stagione fu senza dubbio 1997: Fuga da New York. Lo rivedo almeno una volta l’anno, meravigliandomi ogni volta della sua bellezza e di quanto sia invecchiato bene. Tuttavia, la scorsa Estate ho alleviato la mia nostalgia di quei film in modo diverso: ho divorato in pochi giorni tutte le puntate di Blood Drive.
Come avrete intuito, questa serie tv è un dichiarato omaggio alla fantascienza degli anni 80, della quale riprende tutti gli elementi che ho citato prima. Tuttavia, non si limita affatto ad un’inutile rimasticatura di cose già fatte: al contrario, gli sceneggiatori ci hanno messo molto del loro, dimostrando di avere una fantasia sfrenata in ogni singolo episodio. E’ proprio per questo che preferisco non dirvi niente sulla trama di Blood Drive: non voglio togliervi il piacere di vedere una serie che tira fuori dal cilindro almeno 3 o 4 colpi di scena a puntata, alcuni dei quali davvero clamorosi.
La consiglio a tutti, anche a quelli che non amano la fantascienza: la trama folle e politicamente scorretta di Blood Drive conquisterà anche loro.

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Abbiamo vinto tutti

La scorsa notte ci sono stati due eventi importanti, e attaccati l’uno all’altro. Il primo è stato lo spoglio delle schede elettorali, che dalle 23 in poi ha tenuto incollata allo schermo buona parte degli italiani; il secondo è stata la notte degli Oscar, che in pratica non ha seguito nessuno, tranne qualche cinefilo troppo eccitato per addormentarsi. Tra questi fan accaniti e incapaci di prender sonno, come ogni anno, c’ero anch’io. : )
Quest’anno ne è proprio valsa la pena, di passare una notte in bianco per gli Oscar. Innanzitutto perché a quella cerimonia si è fatto onore (e ha fatto onore all’Italia) un film del nostro paese. Chiamami col tuo nome non ha potuto essere candidato come miglior film straniero per un cavillo: secondo il regolamento, doveva essere girato in italiano e poi doppiato per concorrere in quella categoria, e invece è stato recitato direttamente in inglese. In compenso l’hanno nominato per altri 4 Oscar, e ha vinto l’unico per cui aveva delle serie chances (miglior sceneggiatura non originale). Tra l’altro mi fa doppiamente piacere che abbia vinto proprio quell’Oscar, perché a scrivere il film è stato un grande regista (James Ivory), che ha donato al mondo dei capolavori indimenticabili come Camera con vista e Quella sera dorata.
Insomma, se in campo politico ieri è stata una giornata di vittoria per alcuni e di sconfitta per altri, a questi Oscar ha vinto l’Italia tutta, e tutti gli italiani devono essere orgogliosi del traguardo raggiunto dal film di Luca Guadagnino.
La miglior sceneggiatura originale invece è quella di Scappa – Get Out. Un premio anche questo strameritato: come dissi quando commentai le nomination, è uno dei film più intelligenti e originali degli ultimi anni, e quindi me lo aspettavo.
Ho sbagliato clamorosamente invece il pronostico sul miglior film: l’Academy ha sempre evitato come la peste i film di fantascienza (anche quando si trattava di capolavori assoluti), quindi mai avrei potuto immaginarmi che La forma dell’acqua avrebbe interrotto questo lunghissimo tabù. Già dai verdetti del 2017 comunque era possibile intuire che l’Academy stesse diventando meno conservatrice e più aperta ai film di ogni genere: l’anno scorso infatti venne premiato (anche se con un Oscar molto meno importante) un film d’azione super – tamarro come Suicide Squad, che un tempo non sarebbe mai arrivato neanche alle nomination.
Proprio il confronto con l’anno scorso mi fa intuire che questa è stata un’annata non brillantissima per quanto riguarda la qualità media dei film. Per capirlo mi basta guardare il mio blog: nel 2017 recensii 4 dei film candidati (Suicide Squad, Silence, La battaglia di Hacksaw Ridge e Loving), nel 2018 invece soltanto uno (Baby Driver, che tra l’altro è rimasto a bocca asciutta). Ma è stato anche grazie a questo deserto generale che un nostro film indipendente è riuscito ad arrivare fino alla notte degli Oscar, quindi va benissimo così. Godiamocelo tutto questo premio, perché chissà quando torneremo a ricevere una soddisfazione come questa. E complimenti anche a James Ivory: come potete vedere dalla foto sotto, è un mostro anche di ironia oltre che di bravura. : )

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Un posto incantevole

Ognuno di noi ha un posto in cui si sente a casa. Può essere il bar dove vai a fare colazione, il ristorante dove mangi una pizza ogni tanto o la bottega in cui vai a comprare il latte e le uova: magari non ci hai mai fatto caso, ma dopo un po’ che ci vai la colazione o il latte finito diventano soltanto un pretesto, per te la cosa più importante è andare lì e passare un po’ di tempo in modo piacevole e spensierato.
Di solito questi posti sono così accoglienti perché a gestirli c’è una persona che sa trattare i clienti, ama stare con la gente, e riesce ad ispirarti simpatia dalla prima volta che metti piede nel suo piccolo regno. Se poi sono simpatici anche i clienti abituali, a quel punto è davvero il massimo.
Il mio luogo del cuore è una trattoria fiorentina, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella. La padrona è la versione toscana della Sora Lella, quella che faceva la nonna nei film di Verdone, e infatti sono 10 anni che mi considero ormai un suo nipote acquisito. Da lei si mangia benissimo, ma non è questo il motivo per cui non lo troverete mai vuoto: la gente va a mangiare dalla Maria perché grazie a lei in quella trattoria si respira un’atmosfera incantevole, percepisci quel pizzico di magia che non troverai mai in nessun fast food.
Di recente ho visto un film che coglie perfettamente la magia di questi luoghi: Jimmy Dean, Jimmy Dean. E’ ambientato principalmente in un bar, gestito dalla signora Juanita: lei avrà sicuramente i suoi difetti, perché è un po’ bigotta e non riesce a tenere a freno quella linguaccia, ma nel complesso è davvero di una simpatia infinita. Di conseguenza, anche se il suo bar non è certo all’ultima moda, i clienti vengono a frotte per berci un caffè o una spremuta. Ovviamente anche tra di loro ci sono dei personaggi indimenticabili: la fan sfegatata di James Dean, la sensuale Sissy, la frizzante Stella… ciascuno di questi comprimari ha un feeling perfetto con la vulcanica Juanita, e soprattutto ha alle spalle una storia clamorosa, che con il passare del film emerge in modo sempre più sorprendente.
Come avrete intuito, l’atmosfera e i personaggi sono senza dubbio due punti di forza di questo film. Ce ne sarebbero anche altri, ma preferisco non svelarli, per non rovinarvi il gusto della sorpresa. Se volete vedere Jimmy Dean, Jimmy Dean, lo trovate gratis su Youtube, e più precisamente qui. Non ringrazierò mai abbastanza chi ha caricato il video.

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