Niente può fermarci

Quando penso alla mia infanzia, tutti i miei ricordi più belli sono legati alle mie vacanze estive in Romagna. Ricordo ogni minimo particolare delle giornate che ho passato lì: le mattine in cui mi svegliavo presto, e aspettavo con impazienza che si alzassero anche i miei genitori per andare sotto l’ombrellone; i pomeriggi trascorsi a passeggiare senza mai allontanarsi troppo dalla spiaggia, perché altrimenti non avrei più sentito l’odore del mare; le serate in cui mi meravigliavo ogni volta di quanto fosse vitale la Romagna, una terra in cui la notte era uguale al giorno, e anzi di notte le persone sembravano perfino più allegre.
Uno in particolare era il mio momento preferito: la pausa lettura. I miei genitori mi facevano pranzare all’una, e ovviamente mi impedivano di fare il bagno fino alle quattro: così avevo 3 ore da dedicare a quello che è tuttora il mio passatempo preferito, i fumetti. Fu grazie a quelle giornate romagnole che mi innamorai dei supereroi Marvel, molti anni prima che li scoprisse anche il resto del mondo: sembra incredibile, ma a quei tempi nessuno sapeva chi era Black Panther, e perfino Iron Man era un personaggio di nicchia.
Un’altra folgorazione arrivò quando lessi il mio primo Diabolik: per la prima volta scoprii che si può tifare anche per il cattivo, che il villain non è sempre un odioso malfattore da detestare, ma anzi può perfino risultare simpatico. Anche se, va detto, neanche al suo meglio Diabolik risulta simpatico quanto gli squinternati protagonisti de La truffa dei Logan.
Questo film ruota attorno a 3 fratelli: Jimmy, Clyde e Mellie. Il primo è stato licenziato per questioni burocratiche, il secondo è un militare in congedo e la terza è insoddisfatta del proprio lavoro come parrucchiera. Tutti e 3 sentono il bisogno di cambiare in meglio la propria vita, e Jimmy ha un’ideuzza niente male per svoltare: organizzare una rapina al circuito automobilistico di Charlotte, North Carolina. E ovviamente questa rapina non dovrà avvenire in un fine settimana qualunque: i 3 hanno scelto di fare il colpo durante l’evento più danaroso dell’anno, la Coca Cola 600 Motor Race.
Se nel primo tempo La truffa dei Logan bada soprattutto a presentarci i personaggi (che sono uno più figo dell’altro), nel secondo si concentra soprattutto sulla rapina, ed è qui che il film dà il meglio di sé: i colpi di scena si susseguono ad un ritmo forsennato, e lo spettatore rimane a bocca aperta più e più volte, perché la sceneggiatura ha delle trovate davvero geniali ed imprevedibili.
Sono andato a vedere questo film per puri motivi ormonali: nel cast c’era Hilary Swank, la cui bellezza mi fa sciogliere le ginocchia soltanto a pensarci. Qui interpreta una detective intelligentissima, un ispettore Ginko in gonnella che con il suo intuito rischia seriamente di rovinare i piani dei protagonisti. Chi avrà la meglio, la mia Hilary o i simpaticissimi fratelli Logan? Non posso dirvelo, naturalmente. Posso solo consigliarvi di vedere La truffa dei Logan: ne sarete deliziati.

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I 10 film che ho visto con quattro gatti, vol. 2

Quando vado al cinema, la prima cosa che faccio appena entro in sala è contare il numero degli spettatori. Lo faccio nella convinzione che la gente non è stupida, e quindi più la sala è affollata, più è probabile che il film sia di buona qualità.
Questa mia teoria è stata smentita innumerevoli volte. A vedere The Master eravamo un centinaio, ma faceva schifo; a vedere Ipotesi di reato eravamo in due, ma era un bel film. In linea generale, però, il ragionamento funziona.
Essendo un cinefilo accanito, mi è capitato molte volte di vedere un film in un cinema quasi deserto: non a caso tempo fa scrissi un post sull’argomento, in cui elencavo tutti i film che avevo visto con meno di 10 persone in sala. Nei 2 anni passati da quel post mi è capitato con altri 10 film: ecco quali.

10) Split (9 spettatori): Quest’ottimo film ha rilanciato la carriera di Shyamalan, che prima di girarlo veniva da una serie di flop troppo grossi per essere veri. Purtroppo però molti spettatori, influenzati da quei film deludenti, hanno deciso di non seguirlo più: credo che sia questo il motivo per cui eravamo così pochi a vedere Split.

9) Spider – Man: Homecoming (9 spettatori): Un altro ottimo film, uno dei cinecomics più originali degli ultimi anni. Purtroppo fu penalizzato da una distribuzione sciagurata, che lo portò in sala quando molti italiani erano già al mare.

8) La legge della notte (7 spettatori): Negli ultimi anni ci sono stati diversi tentativi di resuscitare il noir anni 40: da allora i gusti del pubblico sono un po’ cambiati, e quindi queste operazioni nostalgia hanno spesso fallito al botteghino. La legge della notte non fa eccezione, ed è un vero peccato, perché con questo film Ben Affleck ha confermato di essere un regista straordinario.

7) Cane mangia cane (6 spettatori): L’ennesima brutta pagina nella carriera di Nicolas Cage, che come molti suoi colleghi (Bruce Willis su tutti) ormai accetta qualsiasi parte pur di tirar su due spicci. Forse non aveva tutti i torti chi voleva organizzare una colletta per aiutarlo.

6) Atomica bionda (5 spettatori): Vidi questo film in Alto Adige, dove l’italiano è praticamente una seconda lingua. Di conseguenza, nel cinema dove andai i film in tedesco facevano il pienone, quelli in italiano li guardavano solo 4 o 5 turisti. Tra cui io. : )

5) Tutti vogliono qualcosa (5 spettatori): Com’è noto, Linklater è un regista a cui interessa più creare un’atmosfera che raccontare una storia. E infatti questo film, a parte l’ultima mezz’ora, non è altro che un’accozzaglia di scene in cui i personaggi se la spassano. Scene divertenti e ben girate, per carità, ma che non riescono a mascherare una sceneggiatura senza sostanza. Soltanto verso la fine, appunto, un po’ di sostanza emerge. Evidentemente per gli spettatori non è stato abbastanza, perché Tutti vogliono qualcosa è stato un superflop.

4) L’eccezione alla regola (5 spettatori): Anche questo film è stato azzoppato dal regista (Warren Beatty), che ha uno stile decisamente all’antica. Per me che adoro il vecchio cinema questo è un pregio, per il resto del mondo evidentemente è un grosso difetto.

3) Il mio nome è Thomas (5 spettatori): Quando il pubblico può godersi Terence Hill gratis (nei panni di Don Matteo), a vederlo ci sono oltre 6 milioni di spettatori. Quando invece c’è da pagare il biglietto del cinema, soltanto i suoi fan più accaniti sono disposti ad aprire il portafogli. Questo film è l’ennesima dimostrazione che il pubblico della tv e quello del cinema non sono sovrapponibili.

2) L’isola dei cani (4 spettatori): Il pubblico dei film d’animazione è formato al 90% da bambini: di conseguenza, se fai un film d’animazione troppo adulto per loro, il flop è inevitabile. Anche se ti chiami Wes Anderson.

1) Go with me (3 spettatori): Questo film l’ho visto in un cinema davvero particolare: in sala ci sono tavoli e sedie come al ristorante, ti portano le ordinazioni prima dell’inizio e così puoi cenare mentre guardi il film. Qui potete vedere una foto della sala. Go with me non era granché, ma in un contesto del genere anche un film insipido si lascia guardare con piacere.

Cosa ne pensate dei film che ho elencato? E soprattutto, quali sono i film che voi avete visto con quattro gatti?

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Una serie completamente folle

I film di fantascienza degli anni 80 erano una vera figata. A renderli unici e immediatamente riconoscibili contribuivano vari elementi:

– erano ambientati quasi tutti in un futuro post – apocalittico, con delle città in rovina che sorgevano in mezzo a deserti aridi e secchi;
– a parte i protagonisti (che erano belli come il sole), tutte le persone che ci abitavano avevano subito innesti robotici o mutazioni genetiche, che risultavano più o meno spaventose a seconda dell’abilità del truccatore;
– a comandare queste persone geneticamente modificate c’era sempre un regime totalitario, comandato da un dittatore che governava i suoi sudditi in modo dispotico e crudele. La missione del protagonista era proprio quella di rovesciare il dittatore, o morire provandoci.

Il capolavoro assoluto di quella stagione fu senza dubbio 1997: Fuga da New York. Lo rivedo almeno una volta l’anno, meravigliandomi ogni volta della sua bellezza e di quanto sia invecchiato bene. Tuttavia, la scorsa Estate ho alleviato la mia nostalgia di quei film in modo diverso: ho divorato in pochi giorni tutte le puntate di Blood Drive.
Come avrete intuito, questa serie tv è un dichiarato omaggio alla fantascienza degli anni 80, della quale riprende tutti gli elementi che ho citato prima. Tuttavia, non si limita affatto ad un’inutile rimasticatura di cose già fatte: al contrario, gli sceneggiatori ci hanno messo molto del loro, dimostrando di avere una fantasia sfrenata in ogni singolo episodio. E’ proprio per questo che preferisco non dirvi niente sulla trama di Blood Drive: non voglio togliervi il piacere di vedere una serie che tira fuori dal cilindro almeno 3 o 4 colpi di scena a puntata, alcuni dei quali davvero clamorosi.
La consiglio a tutti, anche a quelli che non amano la fantascienza: la trama folle e politicamente scorretta di Blood Drive conquisterà anche loro.

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Abbiamo vinto tutti

La scorsa notte ci sono stati due eventi importanti, e attaccati l’uno all’altro. Il primo è stato lo spoglio delle schede elettorali, che dalle 23 in poi ha tenuto incollata allo schermo buona parte degli italiani; il secondo è stata la notte degli Oscar, che in pratica non ha seguito nessuno, tranne qualche cinefilo troppo eccitato per addormentarsi. Tra questi fan accaniti e incapaci di prender sonno, come ogni anno, c’ero anch’io. : )
Quest’anno ne è proprio valsa la pena, di passare una notte in bianco per gli Oscar. Innanzitutto perché a quella cerimonia si è fatto onore (e ha fatto onore all’Italia) un film del nostro paese. Chiamami col tuo nome non ha potuto essere candidato come miglior film straniero per un cavillo: secondo il regolamento, doveva essere girato in italiano e poi doppiato per concorrere in quella categoria, e invece è stato recitato direttamente in inglese. In compenso l’hanno nominato per altri 4 Oscar, e ha vinto l’unico per cui aveva delle serie chances (miglior sceneggiatura non originale). Tra l’altro mi fa doppiamente piacere che abbia vinto proprio quell’Oscar, perché a scrivere il film è stato un grande regista (James Ivory), che ha donato al mondo dei capolavori indimenticabili come Camera con vista e Quella sera dorata.
Insomma, se in campo politico ieri è stata una giornata di vittoria per alcuni e di sconfitta per altri, a questi Oscar ha vinto l’Italia tutta, e tutti gli italiani devono essere orgogliosi del traguardo raggiunto dal film di Luca Guadagnino.
La miglior sceneggiatura originale invece è quella di Scappa – Get Out. Un premio anche questo strameritato: come dissi quando commentai le nomination, è uno dei film più intelligenti e originali degli ultimi anni, e quindi me lo aspettavo.
Ho sbagliato clamorosamente invece il pronostico sul miglior film: l’Academy ha sempre evitato come la peste i film di fantascienza (anche quando si trattava di capolavori assoluti), quindi mai avrei potuto immaginarmi che La forma dell’acqua avrebbe interrotto questo lunghissimo tabù. Già dai verdetti del 2017 comunque era possibile intuire che l’Academy stesse diventando meno conservatrice e più aperta ai film di ogni genere: l’anno scorso infatti venne premiato (anche se con un Oscar molto meno importante) un film d’azione super – tamarro come Suicide Squad, che un tempo non sarebbe mai arrivato neanche alle nomination.
Proprio il confronto con l’anno scorso mi fa intuire che questa è stata un’annata non brillantissima per quanto riguarda la qualità media dei film. Per capirlo mi basta guardare il mio blog: nel 2017 recensii 4 dei film candidati (Suicide Squad, Silence, La battaglia di Hacksaw Ridge e Loving), nel 2018 invece soltanto uno (Baby Driver, che tra l’altro è rimasto a bocca asciutta). Ma è stato anche grazie a questo deserto generale che un nostro film indipendente è riuscito ad arrivare fino alla notte degli Oscar, quindi va benissimo così. Godiamocelo tutto questo premio, perché chissà quando torneremo a ricevere una soddisfazione come questa. E complimenti anche a James Ivory: come potete vedere dalla foto sotto, è un mostro anche di ironia oltre che di bravura. : )

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Un posto incantevole

Ognuno di noi ha un posto in cui si sente a casa. Può essere il bar dove vai a fare colazione, il ristorante dove mangi una pizza ogni tanto o la bottega in cui vai a comprare il latte e le uova: magari non ci hai mai fatto caso, ma dopo un po’ che ci vai la colazione o il latte finito diventano soltanto un pretesto, per te la cosa più importante è andare lì e passare un po’ di tempo in modo piacevole e spensierato.
Di solito questi posti sono così accoglienti perché a gestirli c’è una persona che sa trattare i clienti, ama stare con la gente, e riesce ad ispirarti simpatia dalla prima volta che metti piede nel suo piccolo regno. Se poi sono simpatici anche i clienti abituali, a quel punto è davvero il massimo.
Il mio luogo del cuore è una trattoria fiorentina, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella. La padrona è la versione toscana della Sora Lella, quella che faceva la nonna nei film di Verdone, e infatti sono 10 anni che mi considero ormai un suo nipote acquisito. Da lei si mangia benissimo, ma non è questo il motivo per cui non lo troverete mai vuoto: la gente va a mangiare dalla Maria perché grazie a lei in quella trattoria si respira un’atmosfera incantevole, percepisci quel pizzico di magia che non troverai mai in nessun fast food.
Di recente ho visto un film che coglie perfettamente la magia di questi luoghi: Jimmy Dean, Jimmy Dean. E’ ambientato principalmente in un bar, gestito dalla signora Juanita: lei avrà sicuramente i suoi difetti, perché è un po’ bigotta e non riesce a tenere a freno quella linguaccia, ma nel complesso è davvero di una simpatia infinita. Di conseguenza, anche se il suo bar non è certo all’ultima moda, i clienti vengono a frotte per berci un caffè o una spremuta. Ovviamente anche tra di loro ci sono dei personaggi indimenticabili: la fan sfegatata di James Dean, la sensuale Sissy, la frizzante Stella… ciascuno di questi comprimari ha un feeling perfetto con la vulcanica Juanita, e soprattutto ha alle spalle una storia clamorosa, che con il passare del film emerge in modo sempre più sorprendente.
Come avrete intuito, l’atmosfera e i personaggi sono senza dubbio due punti di forza di questo film. Ce ne sarebbero anche altri, ma preferisco non svelarli, per non rovinarvi il gusto della sorpresa. Se volete vedere Jimmy Dean, Jimmy Dean, lo trovate gratis su Youtube, e più precisamente qui. Non ringrazierò mai abbastanza chi ha caricato il video.

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Di questo film non vi scorderete mai più

Il 2017 è stato l’anno in cui ho visto più film in assoluto: ben 112. Posso dirvelo con questa precisione perché tengo un elenco dei film visti nella mia posta elettronica: nei commenti condividerò con voi la lista del 2017.
A Dicembre, quando ho capito che per la prima volta avrei raggiunto quota 100 film in un anno, capii anche che come centesimo titolo non potevo scegliere un film qualunque. Ci voleva qualcosa di forte, di unico, che mi sarebbe rimasto impresso anche di lì a 5 anni. La scelta venne spontanea: Scappa – Get Out. Avevo intuito prima ancora di vederlo che sarebbe stato un film fuori dall’ordinario, ma non mi sarei mai aspettato una sceneggiatura così geniale, e soprattutto così originale: questo è forse il più bel complimento che si possa fare ad un film, dato che adesso la maggior parte delle storie che vediamo sul grande schermo sono una mera rimasticatura di altri film già visti in passato.
Di conseguenza, sono STRAFELICE che Scappa – Get Out abbia ottenuto una vagonata di nomination pesanti ai prossimi Oscar: hanno annunciato le candidature proprio oggi, e ovviamente questo non è stato l’unico spunto interessante.
Ho notato con piacere, ad esempio, che tra gli attori candidati ci sono molti nomi di grande talento: tra gli attori non protagonisti in particolare ci sono Willem Dafoe, Woody Harrelson e Sam Rockwell, 3 artisti a cui sono molto affezionato. Per i primi 2 vi potrei citare un’infinità di film che me li hanno fatti amare (tra di essi anche il recentissimo Seven Sisters); il terzo invece l’ho visto una volta sola ma in un film gigantesco, Stanno tutti bene. E’ uno dei miei film preferiti in assoluto, e quindi sono eternamente grato a chiunque ci abbia lavorato, foss’anche soltanto per portare il caffé a De Niro. Se vincesse uno di questi 3 attori (ed è probabile, dato che Rockwell è il gran favorito) sarei molto contento.
Sempre in quella categoria, leggo la candidatura di Christopher Plummer in Tutti i soldi del mondo come una chiara volontà di infierire su Kevin Spacey. Che ci fosse questo disegno lo avevo intuito già quando Plummer era stato candidato ai Golden Globes. In quel caso la frecciata era ancora più evidente, perché quelle nomination furono annunciate quando lui aveva finito di rigirare le scene di Spacey da pochi giorni: dubito fortemente che in così poco tempo i giurati dei Golden Globes abbiano avuto l’occasione di ammirare la sua performance, e quindi è chiaro che lo candidarono a scatola chiusa, per il puro gusto di fare un dispetto a Spacey. Lungi da me la volontà di difendere l’indifendibile, ma non mi è mai piaciuto colpire un uomo già a terra, e quindi leggo questa nomination come una stucchevole caduta di stile.
Positiva al massimo invece la decisione di candidare Baby Driver: tra l’altro è uno dei pochi film nominati che ho visto. Gli altri sono il già citato Scappa – Get Out, Dunkirk e Blade Runner 2049: di questi 3, il primo è l’unico che mi è piaciuto davvero.
Tra i film candidati che non ho visto invece mi ispirano molto The Post e Mudbound: il primo perché ci ha lavorato tutta la Hollywood che conta (un po’ come accadeva nei grandi kolossal degli anni 50), il secondo perché mi interessano molto i film sul razzismo.
Anzi, a pensarci bene mi ispira anche Kong: Skull Island: in parte perché non mi perdo un film di John Goodman, in parte perché me l’hanno descritto come un film tamarro a più non posso, e quindi non posso perdermelo. : ) Tra l’altro, dopo l’exploit di Suicide Squad l’anno scorso, questa è la seconda volta di fila che un film pataccone viene nominato agli Oscar: apprezzo molto quest’inversione di tendenza, perché anche in dei film senza pretese come questi è possibile trovare della qualità e perfino della bellezza, e quindi è giusto che l’Academy non li snobbi per principio.
Per la miglior sceneggiatura non originale tiferò a tutto spiano per 2 grandi registi nominati nella categoria sbagliata, James Ivory e James Mangold: il primo ci ha regalato Camera con vista (un altro dei miei film preferiti) e il secondo Cop Land, che considero uno dei migliori polizieschi di sempre.
Sempre in quella categoria riesce ad ottenere un posticino The Disaster Artist, che sembrava poter raccogliere molte più nomination: stupisce in particolare che non sia stato candidato per il miglior attore, dato che James Franco aveva addirittura vinto il Golden Globe. Anche qui temo fortemente che abbiano influito le accuse di molestie all’attore.
Per quanto riguarda le categorie principali, fino a poche settimane fa la lotta per il miglior film sembrava ristretta a 2 titoli: The Post e Chiamami col tuo nome. Poi nelle ultime settimane ha compiuto una clamorosa rimonta Tre manifesti a Ebbing, Missouri, e a questo punto mi sento di indicarlo come il favorito. Anche perché The Post è stato “bruciato” già adesso: era assolutamente imprevedibile che questo film ottenesse la miseria di 2 candidature, e questa bocciatura è stata forse la più grande sorpresa di queste nomination.
Non ingannino invece le 13 candidature di The Shape of Water: è un film di fantascienza, e questo è un genere che i giurati dell’Academy evitano come le cacche per strada. Potrebbe tuttavia vincere per la miglior regia: come vi ho detto prima, l’Academy è in vena di dispetti, e premiare un regista messicano sarebbe l’ennesima bordata a Trump da parte di Hollywood.
Non mi vengono in mente delle esclusioni particolarmente clamorose: sì, potevano candidare Wonder Woman e Assassinio sull’Orient Express, ma era chiaro che questi film non avrebbero comunque avuto grosse chances di vittoria. Questo mi fa pensare che almeno a livello di nomination la selezione dell’Academy sia stata oculata.
Tirando le somme, direi che queste candidature mi hanno soddisfatto: hanno nominato 2 film che ho apprezzato molto (Scappa – Get Out e Baby Driver), e anche tra gli attori ho diversi beniamini in lizza per il premio. E voi per chi tiferete alla prossima notte degli Oscar?

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Salvami

Fino a pochi mesi fa lavoravo insieme ad una collega molto particolare. Non si poteva certo definire una bellezza da Miss Italia, e neanche una di quelle che fanno girare gli uomini in mezzo alla strada, eppure la trovavo molto attraente. In parte perché aveva una bella voce ed era un’abile conversatrice, quindi con lei facevo delle chiacchierate stupende; tuttavia, il motivo principale era un altro. Ciò che mi aveva conquistato di lei era il fatto che, quando parlava con te, ti guardava come se tu fossi la cosa più importante del mondo. Era capace di farti sentire speciale solo con uno sguardo, e questa sua qualità mi aveva stregato fin dalla prima volta che i suoi occhi si sono posati su di me.
Sfortunatamente era fidanzata da anni, quindi non ho mai preso neanche in considerazione l’eventualità di corteggiarla. Tuttavia, lei resta una delle donne più affascinanti che io abbia mai incontrato. La donna nella foto non è lei, ma le assomiglia abbastanza.
Anche il film Seven Sisters è esattamente come lei: ha qualche piccolo difettuccio, ma questo non toglie nulla al suo fascino irresistibile.
Questo film conquista lo spettatore fin dalla prima scena, facendolo immergere da subito nella sua particolarissima ambientazione: siamo in un futuro distopico, in cui la crescita demografica e il contemporaneo calo delle risorse hanno messo a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità. Così Nicolette Cayman, premier di uno stato non meglio precisato, opta per una soluzione drastica: imitare la Cina, e introdurre anche nel suo paese la politica del figlio unico.
La legge ha effetto retroattivo: di conseguenza, nelle famiglie con più figli solo il primogenito ha diritto all’esistenza, tutti gli altri saranno decisamente meno fortunati.
Come suggerisce il titolo, il film si concentra su una famiglia in particolare: quella di Terrence Settman, un nonno amorevole che ha cresciuto da solo le sue 7 nipoti. Queste 7 donne sono molto diverse per carattere, ma hanno tutte lo stesso spirito indomito, e questo le spingerà a lottare con tutte le loro forze per salvare l’una la vita dell’altra. Anzi, con il passare del tempo il loro obiettivo diventa ancora più ambizioso: non vogliono limitarsi a sopravvivere, ma cercano anche un modo per liberare il paese dalla tirannia della perfida dittatrice che vuole la loro morte.
Ed è proprio questo che rende Seven Sisters un film così riuscito: non è un semplice survival movie, ma uno scontro epico tra bene e male, i cui sviluppi, ve lo assicuro, sono davvero imprevedibili. Questo film mi ha fatto balzare sulla sedia più e più volte, perché i suoi colpi di scena arrivano tutti assolutamente inaspettati, e vanno sempre in una direzione che lo spettatore non aveva neanche preso in considerazione.
Non sono l’unico ad essermi accorto della genialità di questo film, perché quando hanno cominciato a scorrere i titoli di coda è partito l’applauso a fine proiezione. E’ per vivere momenti come questo che continuerò sempre ad andare al cinema.

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