Poveri ma felici

people portraits 53

Giulio e Sandra sono una coppia di giovani fidanzati, che aspettano soltanto di trovare un lavoro per potersi finalmente sposare.
Ines è una donna sedotta e abbandonata, che prende un treno da Salerno a Roma per rintracciare il dongiovanni che l’ha messa incinta.
Il signor Malesci è un onesto padre di famiglia, che cerca di mettere insieme la somma necessaria per garantire un futuro alle sue due figlie.
La domenica della buona gente è un film che intreccia le storie di questi personaggi, portandoli ad aiutarsi l’un l’altro nel tentativo di raggiungere i rispettivi obiettivi. Qualcuno realizzerà i propri sogni e qualcun altro avrà minor fortuna, in un susseguirsi di colpi di scena uno più imprevedibile dell’altro.
Ho visto questo film perché presentava 3 garanzie assolute: Vasco Pratolini alla sceneggiatura, Sophia Loren e Nino Manfredi nel cast. Ebbene, vi dirò che La domenica della buona gente è un film splendido non per questo o quel nome di grido, bensì per l’efficacia con cui ritrae la società di un tempo.
Quando per uscire con la tua ragazza dovevi chiamarla a casa, invece di mandarle un messaggio su Whatsapp.
Quando per farti il bagno caldo dovevi mettere l’acqua a scaldare sul fornello, e poi versarla in una tinozza.
Quando un ragazzo per vestirsi bene doveva litigare con suo padre, perché in casa c’era una sola camicia bianca e papà ne aveva bisogno per andare a lavoro.
E nonostante la povertà di mezzi che c’era allora, la vita era comunque bellissima. Anzi, era migliore: perché proprio questa povertà di mezzi spingeva le persone ad essere solidali gli uni con gli altri, ad aiutarsi anche tra sconosciuti, anche a costo di rimetterci in prima persona.
E’ per questo che ho visto La domenica della buona gente con un senso di profonda commozione: perché fa vedere un modo di comportarsi che per l’Italia di allora era del tutto normale, ma che per la società di oggi è assolutamente straordinario, al punto da risultare toccante.
La domenica della buona gente è un film che ti fa diventare una persona migliore, e ti fa capire che è possibile essere felici anche con poco, anche se non possiedi quasi niente. L’importante è sapere che hai fatto tutto il possibile per aiutare te stesso e gli altri, come fa, appunto, la buona gente.

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Qualsiasi cosa succeda

love volume 36 (vilde lauritzen)

Wren e Charlie sono due ragazzi molto diversi. Wren è una delle studentesse più belle del liceo: ciò che la rende davvero irresistibile è il fatto che non se la tira per questo, ma anzi è molto simpatica, alla mano e gentile con tutti. Charlie invece è un tipo più complesso: ha un carattere più chiuso, preferisce i lavori manuali ai compiti per casa, ha una famiglia un po’ particolare… ma al di là di tutto, è anche lui un bravissimo ragazzo, ed è riuscito a conservare una grande purezza d’animo nonostante le mille difficoltà che la vita gli ha riservato.
Charlie è perdutamente innamorato di Wren, ma ovviamente ha un tale complesso di inferiorità nei suoi confronti che non si sognerebbe nemmeno di rivolgerle la parola.
Poi avviene il miracolo: un giorno lui si ferisce ad un dito mentre sta tagliando del legno, va all’ospedale e chi trova alla reception? La nostra Wren, che sta svolgendo lì un tirocinio obbligatorio. I due cominciano a chiacchierare, scocca la scintilla ed entrambi capiscono che tra loro due potrebbe nascere qualcosa.
E infatti nasce. Il loro è un sentimento travolgente e profondissimo, come solo il primo amore può esserlo. Il guaio è che i due devono affrontare una serie di ostacoli non indifferenti: la ex ragazza di Charlie, che non è certo disposta a mollare l’osso senza combattere; i genitori snob di Wren, a dir poco inquietati dal fatto che lei frequenti un ragazzo socialmente inferiore a lei; soprattutto, il fatto che Wren tra poco dovrà partire per fare volontariato in Guatemala, e ci resterà un anno intero…
E’ proprio la presenza di tutti questi problemi a rendere Il nostro infinito momento di Lauren Myracle un libro così avvincente. In questo romanzo non ci sono due ragazzi perfetti che vivono felici e contenti in un mondo stucchevolmente idilliaco: ci sono invece due ragazzi con le loro qualità e i loro difetti che cercano di portare avanti la loro storia nella buona e nella cattiva sorte, combattendo contro tutti gli ostacoli e le ingiustizie che si trovano di fronte. E tu, vedendo con quanta determinazione difendono il loro amore, con quanta tenacia rimangono attaccati l’uno all’altro anche quando sarebbe più facile lasciarsi o scendere a compromessi, finisci per provare nei loro confronti un’ammirazione sconfinata, e cominci a sperare con tutte le tue forze che alla fine il loro amore riesca a sopravvivere, che loro ce la facciano a proteggerlo da tutto e da tutti.
Il nostro infinito momento non è un melenso romanzo rosa su quanto è bello l’amore: al contrario, è un libro che ti fa vedere quanto possa essere difficile portare avanti un rapporto, a quanto dolore ti possa esporre, ma ti fa anche capire che per la persona giusta tutta questa fatica vale la pena di sobbarcarsela. E se lotti con tutte le tue forze, se credi senza esitazioni nella persona che ami e nella storia che state vivendo, forse anche voi un giorno potrete godervi il vostro infinito momento.

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I miei 10 road movies preferiti‏

scemo e più scemo 2

10) Parto col folle: Un film con due talenti comici come Robert Downey Jr. e Zach Galifianakis non può essere brutto, e va visto per principio. Così feci, e venni ricompensato con un film pieno di gag esilaranti, personaggi indimenticabili e colpi di scena davvero inaspettati.

9) Paura e delirio a Las Vegas: Questo film ha 4 o 5 scene da antologia: se tutto il film fosse stato così, l’avrei sicuramente messo sul podio. Il guaio è che tra una scena riuscita e l’altra ci sono troppi momenti di pausa, e così Paura e delirio a Las Vegas a stento è entrato nella Top 10. In effetti questo film è la perfetta traduzione cinematografica delle sensazioni di un drogato, che alterna i momenti di high con quelli di down. E forse anche questo è uno dei motivi per cui è diventato un cult.

8) Rain Man – L’uomo della pioggia: Alla morte del padre Charlie scopre che l’intera eredità è andata a suo fratello Raymond, un uomo affetto da autismo del quale ignorava perfino l’esistenza. Ovviamente Charlie si precipita nella clinica dove Raymond è ricoverato, lo porta via con sé e cerca un modo di mettere le mani sui soldi. Con il passare del tempo però il rapporto tra i due fratelli si approfondisce, Charlie ne rimane profondamente segnato e capisce che forse farebbe bene a comportarsi in modo meno meschino. Come potete intuire, questo è molto più di un road movie: è un film sulla famiglia, è un romanzo di formazione, è una riflessione sul concetto di vera ricchezza… e nessuna di queste etichette rende pienamente giustizia alla bellezza sconfinata di Rain Man.

7) Non è un paese per vecchi: Il protagonista si ritrova per caso sulla scena di un crimine, e curiosando un po’ in giro trova una valigetta piena di banconote: lui ovviamente non ci pensa due volte e scappa col bottino. Uno spietato sicario risale a lui e si mette sulle sue tracce, e quindi tutto il film è basato sull’emozionante inseguimento tra i due. Riuscirà il povero malcapitato a fuggire con la cassa? Non posso dirlo, ovviamente.

6) Little Miss Sunshine: La trama è molto semplice: una bambina viene ammessa ad un concorso di bellezza, quindi il film racconta il viaggio che lei e la sua famiglia compiono dal New Mexico alla California per permetterle di partecipare alla finale. Nel tragitto subiranno mille peripezie una più divertente dell’altra, fino alla scena finale, così esilarante che vale da sola il prezzo del biglietto.

5) Scemo e più scemo: Chi non l’ha visto? E soprattutto, chi non l’ha amato?

4) Era mio padre: Amo visceralmente Paul Newman. La dolce ala della giovinezza, Detective’s Story, Il verdetto, Harry & Son… ciascuno di questi film ha segnato profondamente la mia vita, insegnandomi molte più cose di cento libri di scuola messi insieme. Era mio padre non sfigura affatto in mezzo a questi filmoni: oltre al tema del viaggio ne affronta molti altri (la giustizia, la lealtà, la famiglia eccetera), sempre con grandissima profondità ed efficacia.

3) Ispettore Brannigan la morte segue la tua ombra: Negli anni 70 i western cominciarono a passare di moda: gli attori simbolo del genere erano invecchiati, e il pubblico aveva cominciato a preferire i film polizieschi con Clint Eastwood e Charles Bronson. John Wayne si adeguò all’andazzo, e accettò di cimentarsi in questo genere per lui nuovo. Fu un’ottima decisione: Ispettore Brannigan la morte segue la tua ombra è a mio giudizio il miglior film poliziesco di sempre, e uno dei road movies più riusciti nella storia del cinema.

2) Di nuovo in gioco: Per i motivi elencati qui.

1) Stanno tutti bene: Frank Goode è un uomo che ha perso di vista i suoi figli. Per riallacciare i contatti lui tenta di riunirli tutti in casa sua per la festa del Ringraziamento, ma ciascuno di loro declina l’invito con un pretesto diverso. Frank non si dà per vinto, e decide di girare l’America per andare a trovare personalmente ciascuno di loro. Scoprirà che la vita dei suoi figli è molto diversa da quello che immaginava, ma a lui va benissimo lo stesso: l’importante è che stiano tutti bene.

So che mancano delle pietre miliari del genere come Easy Rider, ma per ovvi motivi ho preso in considerazione solo i film che ho visto. E voi? Quali sono i vostri road movies preferiti?

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Roma zona di guerra

il flagello di Roma

Quando leggiamo un romanzo ambientato nel mondo antico, di norma la trama è incentrata su una guerra combattuta dai Greci o dai Romani, e la storia viene raccontata dal loro punto di vista. Gli scrittori più onesti mettono in chiaro che nessuno dei due popoli era uno stinco di santo, ma anche in quel caso il lettore viene portato a tifare per loro, e gli avversari rimangono comunque in secondo piano.
E’ per questo che sono rimasto piacevolmente sorpreso da Il flagello di Roma di Michele Gazo: perché racconta una guerra tra Galli e Romani dal punto di vista dei barbari.
Nel 390 a.C. i Galli attaccano Clusio, una città etrusca alleata con Roma: di conseguenza, i Romani chiedono e ottengono un incontro diplomatico con il re dei Galli.
Nel corso di questo colloquio l’ambasciatore romano uccide il re barbaro a tradimento per poi tornare in patria. I Galli chiedono a Roma di consegnargli l’assassino, e il Senato per tutta risposta lo premia con la carica di tribuno militare: questa esplicita provocazione dà inizio alla guerra.
I Galli appaiono da subito favoriti. Il loro nuovo re, Brenno, è uno stratega dall’intelligenza sopraffina, e comanda un esercito straordinario per numero e forza fisica: inoltre, i Romani sono più occupati a sbranarsi l’un l’altro che ad organizzare una seria difesa contro l’imminente invasione. Di conseguenza, i Galli occupano Roma con irrisoria facilità: i pochi abitanti rimasti si arroccano sul Campidoglio, e tentano faticosamente di resistere all’assedio dei barbari.
In questa situazione disperata, i senatori si giocano l’ultima carta: chiedere aiuto a Marco Furio Camillo, validissimo generale da loro stessi ingiustamente esiliato 4 anni prima. Furio accetta: la sua virtus basterà da sola a ribaltare le sorti della guerra?
Per come ve l’ho presentato, Il flagello di Roma sembra basato soprattutto sul confronto tra Brenno e Furio, e in effetti è proprio così. Tuttavia, in questo romanzo ci sono tanti altri personaggi indimenticabili: la coraggiosa Iulia, caduta prigioniera dei Galli ma decisa a salvare la sua città dalla distruzione; l’odioso politicante Manlio, che perfino con i barbari alle porte pensa solo al proprio tornaconto personale; il valoroso Gwennec, braccio destro di Brenno, che ha con il suo capo un complicato rapporto di amore – odio. Ciascuno di loro ha un ruolo decisivo nella vicenda: l’esito della guerra non dipende quindi soltanto dal valore militare dei due condottieri, ma anche dall’astuzia e dalle manovre dei personaggi di contorno, che diventano a tratti i veri protagonisti della vicenda.
E’ anche questo che distingue Il flagello di Roma da molti altri romanzi storici: non è un semplice diario di guerra, ma una storia raffinatissima in cui le battaglie sono solo uno dei tanti punti di interesse. Qui vince chi ha la mente più acuta, non la spada più affilata o la corazza più resistente.
Lo consiglio a tutti, anche a chi non ama i romanzi storici: anch’essi infatti saranno conquistati dall’energia travolgente che questo libro trasmette ad ogni pagina, e non riusciranno a staccarsene fino all’ultima riga.

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Adoro quest’uomo

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Da bambino spendevo quasi tutti i soldi della paghetta in videocassette. Ogni fine settimana prendevo il mio borsellino, andavo da Blockbuster e mi mettevo alla disperata ricerca di un film che non avevo ancora visto.
Di tutte le videocassette che ho comprato in quegli anni, una più di tutte ha segnato la mia esistenza: L’eliminatore. Era un film d’azione da 10 e lode, con protagonista il mitico Arnold Schwarzenegger. Fu il mio primo action movie, e davvero non avrei potuto avere un battesimo migliore.
Da allora Arnold divenne uno dei miti della mia infanzia. Poco dopo scoprii il suo fratello gemello, Stallone, e fu un’altra folgorazione: trovai in lui lo stesso carisma, la stessa energia, la stessa grinta che avevano fatto di Schwarzenegger il mio eroe. Comprai tutte le videocassette sia dell’uno che dell’altro, e guardai ciascuna di esse con una devozione quasi religiosa.
Con gli anni la mia passione per Stallone non è affatto sparita. Al contrario, è aumentata: infatti portando avanti la saga dei Mercenari il buon Sylvester sta tenendo in vita praticamente da solo il genere dei film d’azione, e di questo gliene sono infinitamente grato.
Con queste premesse, era facile immaginare che mi sarei fiondato a vedere I mercenari 3 il giorno stesso dell’uscita. Così è stato, e sono proprio contento di averlo fatto.
La storia è molto semplice. La squadra dei Mercenari deve catturare un trafficante d’armi (Mel Gibson). Il primo tentativo è fallimentare: il cattivo riesce a fuggire, e un membro del team viene colpito quasi mortalmente. Questo flop fa credere a Barney (Sylvester Stallone) che sia giunta l’ora di mandare in pensione i suoi compagni d’armi: li congeda, e al loro posto ingaggia dei giovani di belle speranze.
Il secondo tentativo di catturare l’armaiolo va perfino peggio del primo: stavolta il cattivo non solo scappa, ma cattura uno per uno tutti i novellini di Barney e li rinchiude in un bunker armeno.
A quel punto Barney è costretto a richiamare i vecchi amici, e a tentare con loro una difficile operazione di salvataggio. Riusciranno a penetrare nel bunker? E una volta entrati, riusciranno ad uscirne tutti interi e con gli ostaggi sani e salvi?
Questa, in sintesi, la trama de I mercenari 3. Il bello è che tutto questo si potrebbe tranquillamente saltare. Quando vai a vedere un film d’azione non ti aspetti una storia raffinata, dei dialoghi sofisticati o dei personaggi di spessore: tutto ciò che chiedi sono sparatorie, esplosioni, scazzottate, corse folli in macchina eccetera. Ebbene, I mercenari 3 tutto questo te lo garantisce, e in quantità industriali. In più, ci sono una serie di chicche davvero deliziose: su tutte il cameo di Schwarzenegger, le citazioni che rimandano ai vecchi film di Stallone e soprattutto la scena finale, la più bella in assoluto.
Se non vi piacciono i film di puro intrattenimento, chiaramente questo titolo non fa per voi. Ma se avete voglia di un film che vi faccia staccare la spina per un paio d’ore e vi mandi su di giri con mille scene una più adrenalinica dell’altra, andate a vedere I mercenari 3: non resterete delusi.

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La nostra ultima estate

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Andare al mare con gli amici è una delle cose più belle che ci siano. Non tanto per quello che facciamo o per i posti che visitiamo, quanto piuttosto per l’atmosfera di libertà e spensieratezza che si crea quando facciamo un’esperienza di questo tipo. Vorremmo che quei giorni durassero per sempre, ma purtroppo ad un certo punto l’Estate finisce, i soldi anche e quindi non resta che tornare mestamente alla realtà di tutti i giorni, conservando per sempre il ricordo di quell’avventura così bella.
Di recente ho letto un libro che coglieva perfettamente la magia di quest’esperienza. I protagonisti sono un gruppo di ragazzi molto diversi tra loro: il bravo ragazzo Hobby, la coppia perfetta Penny & Jake, la femme fatale Winnie, la sfigatella Demeter… questi personaggi convivono tra loro in modo più o meno pacifico, finché una sera, durante una festa in spiaggia, avviene un episodio che sconvolge tutti gli equilibri.
Quell’evento fa emergere tutti i segreti e le tensioni latenti tra loro: ciascun personaggio è messo di fronte a delle rivelazioni sconvolgenti, che lo costringono a prendere delle decisioni difficili per il bene suo e dell’intero gruppo. Il clima vacanziero e festoso che aveva dominato il romanzo fino a quel momento lascia il posto ad un’atmosfera di suspense, in cui i colpi di scena si susseguono uno dopo l’altro senza un attimo di pausa.
Ad ogni momento di crisi subentra una fase di ricostruzione: così, dopo che la comitiva è stata travolta da questo tsunami emotivo, tutti i personaggi decidono di provare a ricompattare il gruppo. Si riformano dei vecchi rapporti, ne nascono di nuovi e le carte si rimescolano più volte, finché alla fine non si raggiunge un assetto definitivo.
La nostra ultima estate di Elin Hilderbrand è un libro spaccato a metà. Parte come un romanzo leggero, la classica lettura vacanziera dove l’atmosfera conta più della trama; poi diventa un vero e proprio thriller dei sentimenti, e a quel punto il lettore resta incollato alla pagina ancor più di prima, perché è curioso di sapere se i personaggi riusciranno a rimettere le cose a posto, o se invece l’idillio che caratterizza la prima parte del romanzo è andato irrimediabilmente perduto.
Anche nella seconda parte tuttavia il romanzo non diventa mai depresso: presenta delle situazioni drammatiche ma senza insistere, senza girare il dito nella piaga, anzi i personaggi tentano sempre di reagire con slancio quando si trovano in delle circostanze difficili. La nostra ultima estate è quindi un libro positivo, che esorta a non abbattersi mai nelle difficoltà e a lottare sempre per raggiungere i propri obiettivi.
Ho apprezzato molto anche la scelta di raccontare la storia da diversi punti di vista. Ogni capitolo ha come protagonista un ragazzo diverso: in questo modo ciascuno di loro assume un certo spessore, e il lettore ha modo di affezionarsi ad ogni membro del gruppo. A seconda del proprio carattere ciascun lettore tenderà ad identificarsi con un personaggio diverso, e ad eleggerlo come suo preferito: io ovviamente ho scelto il bravo ragazzo Hobby, ma ho guardato con simpatia anche alla femme fatale Winnie, senza dubbio il personaggio più conturbante di tutto il romanzo.
Vi consiglio di leggere questo libro prima che l’Estate finisca: in qualsiasi altra stagione non vi farebbe lo stesso effetto.

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Suspense e ironia

django 3Quando pensiamo al western, a ciascuno di noi vengono in mente immagini diverse. Alcuni pensano al cowboy per eccellenza, John Wayne; ad altri vengono in mente modelli più recenti, come Django o il Grinta dei fratelli Coen. Questi personaggi sono diversissimi per epoca storica, estetica e personalità, ma sono accomunati da una fondamentale caratteristica di base: sono degli eroi con una missione, e cercano di compierla sfruttando la propria intelligenza e le proprie abilità. In questo non sono molto distanti da personaggi più moderni come Batman o Superman.
A differenza di questi ultimi, tuttavia, gli eroi western si ritrovano a vivere in una realtà molto più dura. Il Far West è un mondo in cui si tira fuori la pistola per uno sguardo storto, la vita conta meno di un sacchetto di monete e l’unica legge è quella del più forte.
E’ proprio in questi due elementi che sta il fascino del western: da un lato la volontà di sapere se l’eroe riuscirà o meno nella sua missione; dall’altro quella di vedere come farà a cavarsela in un ambiente così difficile, che ostacola non solo i suoi progetti, ma la sua stessa sopravvivenza.
Di recente ho letto una raccolta di racconti in cui questa curiosità veniva stimolata di continuo. Quasi ad ogni pagina il protagonista si ritrovava in una situazione di grave rischio, che riusciva a superare grazie ad una sua intuizione o ad un deus ex machina assolutamente geniale. E quando alla fine il suo destino si compiva, talvolta premiando i suoi sforzi, talvolta frustrando le sue ambizioni, io passavo al racconto successivo con uguale soddisfazione, deliziato dalla lettura di un testo che condensava così tanti colpi di scena in così poche pagine.
L’alto livello di suspense non è l’unico motivo per cui ho apprezzato Sfida al canyon infernale di Robert E. Howard. Ciò che rende questo libro ancora più piacevole è la maestria con cui l’autore riesce a dare un tocco personale ai motivi ricorrenti del genere western, arrivando talvolta a ribaltarli. Per esempio:
– In Tamburi al tramonto abbiamo il conflitto tra indiani e bianchi e la corsa all’oro, ma entrambi i temi sono in secondo piano: il vero motore dell’azione è l’amore del protagonista per una ragazza ingiustamente segregata dallo zio in una casa di campagna.
– Ne Il nido dell’avvoltoio abbiamo due uomini che si fronteggiano e si inseguono: uno dei due è un brutto ceffo di cui nessuno si fiderebbe, e l’altro è un ragazzo dalla faccia pulita con cui viene spontaneo solidarizzare. A differenza di molti western, in cui la fisiognomica e le teorie lombrosiane trovano piena applicazione, qui l’apparenza inganna: la faccia pulita è un completo mascalzone, e il brutto ceffo si rivela essere un uomo dal coraggio e dalla moralità davvero ammirevoli.
– Ne Gli avvoltoi di Whapeton il protagonista è un personaggio positivo, ma non è un eroe senza macchia: al contrario, arriva a farsi corrompere dai criminali che dovrebbe arrestare, fino a che i suoi rimorsi di coscienza non lo costringono alla difficile scelta tra proseguire sulla strada del male o tornare su quella del bene.
E potrei andare avanti. Howard gioca in modo consapevole e sornione con il genere western, e questo atteggiamento ludico sfocia talvolta in racconti apertamente ironici, come avviene nella comicissima storia di Donory il Codardo.
Sfida al canyon infernale è un libro che consiglio a tutti, anche ai non amanti del genere: anch’essi infatti troveranno in ogni racconto quella suspense, quell’ironia e quei valori positivi che rendono lo stile di Howard così piacevole e riconoscibile.

Sfida al canyon infernale_cop

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