Noi siamo infinito

noi siamo infinito 9I film americani, quando appartengono ad un sottogenere ben preciso, tendono ad avere tutti la stessa identica trama.
Se è un film sportivo, ci sarà una squadra scarsissima, formata da giocatori inesperti e imbranati, che riuscirà miracolosamente a vincere il campionato.
Se è un film d’azione, ci sarà un palestrato armato fino ai denti e con la bava alla bocca, che tenta di salvare una damigella in pericolo.
Se è un film catastrofico, ci sarà un’imminente fine del mondo, scongiurata all’ultimo secondo dal provvidenziale intervento di un eroe senza macchia e senza paura.
Poi ci sono i film romanticoni. Si basano quasi tutti su un triangolo amoroso: un ragazzo un po’ sfigatello ama una ragazza bellissima, ma lei è già fidanzata con uno cento volte più figo.
Il mese scorso Lapinsù ha confessato la sua passione per questo genere nella sua recensione di A case of you: adesso io lo seguo a ruota, parlandovi di Noi siamo infinito.
Anche qui c’è il triangolo amoroso che vi ho descritto prima; tuttavia, ci sono tanti dettagli che rendono questo film superiore a tutti gli altri dello stesso tipo.
In primo luogo, i comprimari. Noi siamo infinito non si concentra soltanto sullo sfigato di turno e sulla bellezza che lui cerca di conquistare: i due infatti fanno parte di un gruppo di amici davvero fantastici, che con la loro simpatia rubano più volte la scena ai veri protagonisti del film.
In secondo luogo, il mistero. Durante il film si fa più volte allusione ad alcuni fatti del passato che hanno pesantemente influenzato la vita del protagonista, senza mai spiegarli con chiarezza: poi con il passare dei minuti questi eventi misteriosi vengono svelati uno dietro l’altro, regalandoci dei colpi di scena assolutamente imprevedibili.
Infine, tutto il resto. Una splendida colonna sonora, l’atmosfera che si crea quando i ragazzi mangiano tutti insieme, le scene ambientate a Natale… Noi siamo infinito è un film da vedere a casa con gli amici, con una cioccolata calda in grembo e una coperta a scaldarvi le ginocchia. E anche se deciderete di vederlo in un altro contesto, sono sicuro che vi piacerà comunque moltissimo.

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Serate con gli amici

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Miles ha dei genitori apprensivi, una scarsa vita sociale e un’inquietante tendenza a recitare sempre e comunque il ruolo dello sfigato.
Poi si trasferisce in un college dell’Alabama, e la sua vita cambia da così a così. Per un gigantesco colpo di fortuna, gli viene assegnato come compagno di stanza il ragazzo più simpatico della scuola, Chip Martin detto il Colonnello. Questo autentico fuoriclasse dello scherzo prende Miles sotto la sua ala protettrice, gli insegna a vivere e gli presenta i suoi amici più fidati: il suo braccio destro Takumi e soprattutto lei, Alaska, bella come il sole, ribelle quanto basta e spumeggiante quasi quanto il Colonnello.
Così assistiamo alla vita universitaria di questo piccolo ma scatenato gruppo di amici: il Colonnello che organizza gli scherzi e le feste, Takumi che gli fa da spalla, Miles che tenta di far colpo su Alaska, lei che lo stuzzica ma in realtà pensa a un altro… insomma, una girandola di situazioni divertenti e appassionanti che più vai avanti a leggerle e più pensi “Cavolo, un libro così bello non l’ho mai letto in vita mia.”
Poi una sera Alaska riceve una telefonata. Quella breve conversazione telefonica la porta a scappare dal campus in piena notte, senza dire a nessuno chi l’ha chiamata, cosa si sono detti e perché ha tanta urgenza di andarsene da lì. Il romanzo a quel punto diventa un giallo, in cui questi misteri vengono dipanati a poco a poco, fino allo stupendo finale.
Non voglio aggiungere nient’altro su Cercando Alaska di John Green. Vi dico soltanto che, di tutti i libri che ho letto quest’anno, questo è quello che mi ha fatto più ridere, più commuovere, più riflettere su quanto gli amici possano cambiare in meglio la nostra vita.
Se non avete ancora deciso cosa regalare ai vostri amici per Natale, scegliete Cercando Alaska: andrete sul sicuro.

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Amori proibiti

casanova 14 (rupert friend e michelle pfeiffer)

Doria è una semplice ragazza della campagna lucchese, alla quale è capitato un gigantesco colpo di fortuna: diventare la cameriera del suo più illustre compaesano, Giacomo Puccini.
Nel periodo in cui lavora nella sua villa, Doria viene a conoscenza di vari segreti scomodi: la moglie di Puccini, Elvira, tradisce il Maestro con un suo aiutante, e anche sua figlia non è certo Santa Maria Goretti.
Elvira ritiene che Doria sappia troppo, così decide di cacciarla di casa: temendo che la giovane si vendichi rivelando le tresche di cui è venuta a conoscenza, gioca d’anticipo e dichiara di averla licenziata perché aveva tentato di sedurre il Maestro. Oltre al danno del licenziamento, quindi, Doria deve anche subire la beffa di vedere la propria reputazione rovinata.
Il parroco del paese, don Giuseppe, inizialmente assiste a questi sviluppi da spettatore passivo, intimidito com’è dalla personalità dominatrice e malefica di Elvira; poi però tira fuori un senso di giustizia assolutamente inaspettato, e decide di fare tutto il possibile perché Doria riesca a riguadagnare, se non il rispetto dei suoi compaesani, quantomeno il lavoro ingiustamente sottrattole.
In questo braccio di ferro tra Elvira e il parroco, ovviamente a fare da ago della bilancia è il Maestro: anche lui come don Giuseppe si ribellerà alla tirannia della moglie, oppure deciderà di abbandonare al suo destino la povera Doria?
Come avrete intuito, Elegia provinciale di Giancarlo Micheli è un libro molto ricco. Si parla di amori proibiti, di giustizia, del rapporto tra verità e menzogna, del conflitto tra tirannide e libertà… inoltre, tutti questi temi vengono affrontati in un contesto affascinante per vari motivi: la presenza di un grande personaggio come Giacomo Puccini; le innovazioni tecnologiche e sociali che resero l’inizio del 900 una vera e propria età di transizione (l’automobile in primis); l’ambientazione bucolica che fa da sfondo alla vicenda, così pacifica e così disabituata agli scandali da cui rischia di venire travolta.
Il vero colpo di genio di Elegia provinciale è la scelta di raccontare la storia dal punto di vista di don Giuseppe. Mettendo Doria al centro della scena il romanzo avrebbe assunto un’atmosfera troppo depressa, e anche i Puccini erano inadatti al ruolo di protagonisti, perché sono in realtà gli antagonisti del romanzo.
L’unica soluzione era quindi quella di far ruotare tutto attorno ad un soggetto terzo e imparziale. Don Giuseppe è stata una scelta perfetta, perché le sue emozioni sono le stesse che attraversano il lettore: da un’iniziale sfiducia riguardo alla possibilità di contrastare la signora Puccini, il parroco passa ad una sempre più netta volontà di rovesciare il tiranno, a costo di venirne schiacciato. Riuscirà nel suo intento? Non posso dirlo, ovviamente.
Durante la lettura di questo libro sono stato colpito da mille sentimenti diversi: un odio fortissimo per la signora Puccini, una rabbia profonda per le ingiustizie subite da Doria, una grande ammirazione e un tifo sfegatato per don Giuseppe, che potrebbe lavarsene le mani e invece cerca di fare giustizia a qualsiasi costo… a mio giudizio la qualità di un libro si giudica proprio dalla capacità di smuovere qualcosa dentro il lettore, e in questo Elegia provinciale ha risposto perfettamente alle mie esigenze. Sono convinto che farebbe lo stesso effetto anche a voi.

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Poveri ma felici

people portraits 53

Giulio e Sandra sono una coppia di giovani fidanzati, che aspettano soltanto di trovare un lavoro per potersi finalmente sposare.
Ines è una donna sedotta e abbandonata, che prende un treno da Salerno a Roma per rintracciare il dongiovanni che l’ha messa incinta.
Il signor Malesci è un onesto padre di famiglia, che cerca di mettere insieme la somma necessaria per garantire un futuro alle sue due figlie.
La domenica della buona gente è un film che intreccia le storie di questi personaggi, portandoli ad aiutarsi l’un l’altro nel tentativo di raggiungere i rispettivi obiettivi. Qualcuno realizzerà i propri sogni e qualcun altro avrà minor fortuna, in un susseguirsi di colpi di scena uno più imprevedibile dell’altro.
Ho visto questo film perché presentava 3 garanzie assolute: Vasco Pratolini alla sceneggiatura, Sophia Loren e Nino Manfredi nel cast. Ebbene, vi dirò che La domenica della buona gente è un film splendido non per questo o quel nome di grido, bensì per l’efficacia con cui ritrae la società di un tempo.
Quando per uscire con la tua ragazza dovevi chiamarla a casa, invece di mandarle un messaggio su Whatsapp.
Quando per farti il bagno caldo dovevi mettere l’acqua a scaldare sul fornello, e poi versarla in una tinozza.
Quando un ragazzo per vestirsi bene doveva litigare con suo padre, perché in casa c’era una sola camicia bianca e papà ne aveva bisogno per andare a lavoro.
E nonostante la povertà di mezzi che c’era allora, la vita era comunque bellissima. Anzi, era migliore: perché proprio questa povertà di mezzi spingeva le persone ad essere solidali gli uni con gli altri, ad aiutarsi anche tra sconosciuti, anche a costo di rimetterci in prima persona.
E’ per questo che ho visto La domenica della buona gente con un senso di profonda commozione: perché fa vedere un modo di comportarsi che per l’Italia di allora era del tutto normale, ma che per la società di oggi è assolutamente straordinario, al punto da risultare toccante.
La domenica della buona gente è un film che ti fa diventare una persona migliore, e ti fa capire che è possibile essere felici anche con poco, anche se non possiedi quasi niente. L’importante è sapere che hai fatto tutto il possibile per aiutare te stesso e gli altri, come fa, appunto, la buona gente.

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Qualsiasi cosa succeda

love volume 36 (vilde lauritzen)

Wren e Charlie sono due ragazzi molto diversi. Wren è una delle studentesse più belle del liceo: ciò che la rende davvero irresistibile è il fatto che non se la tira per questo, ma anzi è molto simpatica, alla mano e gentile con tutti. Charlie invece è un tipo più complesso: ha un carattere più chiuso, preferisce i lavori manuali ai compiti per casa, ha una famiglia un po’ particolare… ma al di là di tutto, è anche lui un bravissimo ragazzo, ed è riuscito a conservare una grande purezza d’animo nonostante le mille difficoltà che la vita gli ha riservato.
Charlie è perdutamente innamorato di Wren, ma ovviamente ha un tale complesso di inferiorità nei suoi confronti che non si sognerebbe nemmeno di rivolgerle la parola.
Poi avviene il miracolo: un giorno lui si ferisce ad un dito mentre sta tagliando del legno, va all’ospedale e chi trova alla reception? La nostra Wren, che sta svolgendo lì un tirocinio obbligatorio. I due cominciano a chiacchierare, scocca la scintilla ed entrambi capiscono che tra loro due potrebbe nascere qualcosa.
E infatti nasce. Il loro è un sentimento travolgente e profondissimo, come solo il primo amore può esserlo. Il guaio è che i due devono affrontare una serie di ostacoli non indifferenti: la ex ragazza di Charlie, che non è certo disposta a mollare l’osso senza combattere; i genitori snob di Wren, a dir poco inquietati dal fatto che lei frequenti un ragazzo socialmente inferiore a lei; soprattutto, il fatto che Wren tra poco dovrà partire per fare volontariato in Guatemala, e ci resterà un anno intero…
E’ proprio la presenza di tutti questi problemi a rendere Il nostro infinito momento di Lauren Myracle un libro così avvincente. In questo romanzo non ci sono due ragazzi perfetti che vivono felici e contenti in un mondo stucchevolmente idilliaco: ci sono invece due ragazzi con le loro qualità e i loro difetti che cercano di portare avanti la loro storia nella buona e nella cattiva sorte, combattendo contro tutti gli ostacoli e le ingiustizie che si trovano di fronte. E tu, vedendo con quanta determinazione difendono il loro amore, con quanta tenacia rimangono attaccati l’uno all’altro anche quando sarebbe più facile lasciarsi o scendere a compromessi, finisci per provare nei loro confronti un’ammirazione sconfinata, e cominci a sperare con tutte le tue forze che alla fine il loro amore riesca a sopravvivere, che loro ce la facciano a proteggerlo da tutto e da tutti.
Il nostro infinito momento non è un melenso romanzo rosa su quanto è bello l’amore: al contrario, è un libro che ti fa vedere quanto possa essere difficile portare avanti un rapporto, a quanto dolore ti possa esporre, ma ti fa anche capire che per la persona giusta tutta questa fatica vale la pena di sobbarcarsela. E se lotti con tutte le tue forze, se credi senza esitazioni nella persona che ami e nella storia che state vivendo, forse anche voi un giorno potrete godervi il vostro infinito momento.

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I miei 10 road movies preferiti‏

scemo e più scemo 2

10) Parto col folle: Un film con due talenti comici come Robert Downey Jr. e Zach Galifianakis non può essere brutto, e va visto per principio. Così feci, e venni ricompensato con un film pieno di gag esilaranti, personaggi indimenticabili e colpi di scena davvero inaspettati.

9) Paura e delirio a Las Vegas: Questo film ha 4 o 5 scene da antologia: se tutto il film fosse stato così, l’avrei sicuramente messo sul podio. Il guaio è che tra una scena riuscita e l’altra ci sono troppi momenti di pausa, e così Paura e delirio a Las Vegas a stento è entrato nella Top 10. In effetti questo film è la perfetta traduzione cinematografica delle sensazioni di un drogato, che alterna i momenti di high con quelli di down. E forse anche questo è uno dei motivi per cui è diventato un cult.

8) Rain Man – L’uomo della pioggia: Alla morte del padre Charlie scopre che l’intera eredità è andata a suo fratello Raymond, un uomo affetto da autismo del quale ignorava perfino l’esistenza. Ovviamente Charlie si precipita nella clinica dove Raymond è ricoverato, lo porta via con sé e cerca un modo di mettere le mani sui soldi. Con il passare del tempo però il rapporto tra i due fratelli si approfondisce, Charlie ne rimane profondamente segnato e capisce che forse farebbe bene a comportarsi in modo meno meschino. Come potete intuire, questo è molto più di un road movie: è un film sulla famiglia, è un romanzo di formazione, è una riflessione sul concetto di vera ricchezza… e nessuna di queste etichette rende pienamente giustizia alla bellezza sconfinata di Rain Man.

7) Non è un paese per vecchi: Il protagonista si ritrova per caso sulla scena di un crimine, e curiosando un po’ in giro trova una valigetta piena di banconote: lui ovviamente non ci pensa due volte e scappa col bottino. Uno spietato sicario risale a lui e si mette sulle sue tracce, e quindi tutto il film è basato sull’emozionante inseguimento tra i due. Riuscirà il povero malcapitato a fuggire con la cassa? Non posso dirlo, ovviamente.

6) Little Miss Sunshine: La trama è molto semplice: una bambina viene ammessa ad un concorso di bellezza, quindi il film racconta il viaggio che lei e la sua famiglia compiono dal New Mexico alla California per permetterle di partecipare alla finale. Nel tragitto subiranno mille peripezie una più divertente dell’altra, fino alla scena finale, così esilarante che vale da sola il prezzo del biglietto.

5) Scemo e più scemo: Chi non l’ha visto? E soprattutto, chi non l’ha amato?

4) Era mio padre: Amo visceralmente Paul Newman. La dolce ala della giovinezza, Detective’s Story, Il verdetto, Harry & Son… ciascuno di questi film ha segnato profondamente la mia vita, insegnandomi molte più cose di cento libri di scuola messi insieme. Era mio padre non sfigura affatto in mezzo a questi filmoni: oltre al tema del viaggio ne affronta molti altri (la giustizia, la lealtà, la famiglia eccetera), sempre con grandissima profondità ed efficacia.

3) Ispettore Brannigan la morte segue la tua ombra: Negli anni 70 i western cominciarono a passare di moda: gli attori simbolo del genere erano invecchiati, e il pubblico aveva cominciato a preferire i film polizieschi con Clint Eastwood e Charles Bronson. John Wayne si adeguò all’andazzo, e accettò di cimentarsi in questo genere per lui nuovo. Fu un’ottima decisione: Ispettore Brannigan la morte segue la tua ombra è a mio giudizio il miglior film poliziesco di sempre, e uno dei road movies più riusciti nella storia del cinema.

2) Di nuovo in gioco: Per i motivi elencati qui.

1) Stanno tutti bene: Frank Goode è un uomo che ha perso di vista i suoi figli. Per riallacciare i contatti lui tenta di riunirli tutti in casa sua per la festa del Ringraziamento, ma ciascuno di loro declina l’invito con un pretesto diverso. Frank non si dà per vinto, e decide di girare l’America per andare a trovare personalmente ciascuno di loro. Scoprirà che la vita dei suoi figli è molto diversa da quello che immaginava, ma a lui va benissimo lo stesso: l’importante è che stiano tutti bene.

So che mancano delle pietre miliari del genere come Easy Rider, ma per ovvi motivi ho preso in considerazione solo i film che ho visto. E voi? Quali sono i vostri road movies preferiti?

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Roma zona di guerra

il flagello di Roma

Quando leggiamo un romanzo ambientato nel mondo antico, di norma la trama è incentrata su una guerra combattuta dai Greci o dai Romani, e la storia viene raccontata dal loro punto di vista. Gli scrittori più onesti mettono in chiaro che nessuno dei due popoli era uno stinco di santo, ma anche in quel caso il lettore viene portato a tifare per loro, e gli avversari rimangono comunque in secondo piano.
E’ per questo che sono rimasto piacevolmente sorpreso da Il flagello di Roma di Michele Gazo: perché racconta una guerra tra Galli e Romani dal punto di vista dei barbari.
Nel 390 a.C. i Galli attaccano Clusio, una città etrusca alleata con Roma: di conseguenza, i Romani chiedono e ottengono un incontro diplomatico con il re dei Galli.
Nel corso di questo colloquio l’ambasciatore romano uccide il re barbaro a tradimento per poi tornare in patria. I Galli chiedono a Roma di consegnargli l’assassino, e il Senato per tutta risposta lo premia con la carica di tribuno militare: questa esplicita provocazione dà inizio alla guerra.
I Galli appaiono da subito favoriti. Il loro nuovo re, Brenno, è uno stratega dall’intelligenza sopraffina, e comanda un esercito straordinario per numero e forza fisica: inoltre, i Romani sono più occupati a sbranarsi l’un l’altro che ad organizzare una seria difesa contro l’imminente invasione. Di conseguenza, i Galli occupano Roma con irrisoria facilità: i pochi abitanti rimasti si arroccano sul Campidoglio, e tentano faticosamente di resistere all’assedio dei barbari.
In questa situazione disperata, i senatori si giocano l’ultima carta: chiedere aiuto a Marco Furio Camillo, validissimo generale da loro stessi ingiustamente esiliato 4 anni prima. Furio accetta: la sua virtus basterà da sola a ribaltare le sorti della guerra?
Per come ve l’ho presentato, Il flagello di Roma sembra basato soprattutto sul confronto tra Brenno e Furio, e in effetti è proprio così. Tuttavia, in questo romanzo ci sono tanti altri personaggi indimenticabili: la coraggiosa Iulia, caduta prigioniera dei Galli ma decisa a salvare la sua città dalla distruzione; l’odioso politicante Manlio, che perfino con i barbari alle porte pensa solo al proprio tornaconto personale; il valoroso Gwennec, braccio destro di Brenno, che ha con il suo capo un complicato rapporto di amore – odio. Ciascuno di loro ha un ruolo decisivo nella vicenda: l’esito della guerra non dipende quindi soltanto dal valore militare dei due condottieri, ma anche dall’astuzia e dalle manovre dei personaggi di contorno, che diventano a tratti i veri protagonisti della vicenda.
E’ anche questo che distingue Il flagello di Roma da molti altri romanzi storici: non è un semplice diario di guerra, ma una storia raffinatissima in cui le battaglie sono solo uno dei tanti punti di interesse. Qui vince chi ha la mente più acuta, non la spada più affilata o la corazza più resistente.
Lo consiglio a tutti, anche a chi non ama i romanzi storici: anch’essi infatti saranno conquistati dall’energia travolgente che questo libro trasmette ad ogni pagina, e non riusciranno a staccarsene fino all’ultima riga.

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